Indagine professioni

Da schedefontidati.istat.it.


Obiettivi conoscitivi e quadro di riferimento

L’indagine campionaria sulle professioni, condotta dall’Istat in collaborazione con l’Isfol, rappresenta una tappa fondamentale nell'ambito delle iniziative finanziate dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali per la costruzione di un sistema nazionale permanente per l'osservazione dei fabbisogni professionali. Monitorare nel tempo i fabbisogni professionali significa, infatti, dotarsi di strumenti che permettano di raccogliere informazioni da un lato quantitative su quella che è e sarà la domanda di professioni, dall’altro qualitative sulle professioni, su come queste sono svolte, su quali caratteristiche richiedono a chi le svolge: informazioni su quelli che brevemente si potrebbero definire i contenuti delle professioni. La necessità di disporre di informazioni qualitative sulle professioni nasce dalla constatazione della rapidità con la quale i risultati nel campo della ricerca e dell’innovazione tecnologica diventano sempre più estesamente disponibili per le imprese, modificando le forme e i contenuti della produzione e conseguentemente il corpo di conoscenze, competenze e attività richieste ai diversi profili professionali. Conoscere e anticipare i cambiamenti in atto nelle professioni, evidenziando le nuove competenze di cui queste avranno bisogno, significa porre il sistema dell’istruzione e della formazione in grado di farvi fronte, adattando le capacità professionali della forza lavoro alle esigenze del sistema produttivo. Obiettivo principale dell’indagine campionaria sulle professioni è proprio quello di descrivere, con un elevato dettaglio analitico, tutte le professioni in cui è attualmente articolato il mercato del lavoro sia in termini di requisiti e di caratteristiche richiesti al lavoratore, sia in termini di attività e di condizioni di lavoro che la professione implica.

Contenuti

La professione si presenta come un oggetto multidimensionale, che può essere definito richiamando sia le attività concrete di lavoro che vi sono connesse sia le caratteristiche soggettive di chi la svolge, rimandando continuamente le une alle altre. In virtù della complessità degli aspetti richiamati da una professione, l’indagine ha privilegiato l’uso di un modello descrittivo (il modello O*NetTM Occupational Information Network) in grado di integrare conoscenze e metodi provenienti da discipline diverse. Esso, infatti, risulta il più completo dal punto di vista della descrizione del lavoro e si dimostra versatile e in grado di rispondere in modo semplice ed esaustivo alle potenziali domande dei soggetti interessati. Le categorie informative previste dal modello O*NetTM e conseguentemente dal questionario di rilevazione possono essere così sintetizzate: requisiti del lavoratore, ovvero le informazioni legate all’istruzione, alle competenze e alle conoscenze richieste al lavoratore per svolgere una determinata professione; si tratta di quelle qualità che il lavoratore acquisisce generalmente in percorsi di istruzione e consolida e affina con l’esperienza e che risultano determinanti nell’affrontare attività lavorative previste dalla professione; caratteristiche del lavoratore, ovvero le attitudini, gli interessi, i valori e gli stili lavorativi richiesti al lavoratore per l’esercizio di una data professione; sono quegli aspetti che si presentano come ascritti all’individuo, legati a particolari tratti della personalità, a caratteri culturali del lavoratore che soggiacciono al modo in cui vengono affrontati i problemi lavorativi; requisiti di esperienza, identificano quegli attributi del lavoratore che non possono essere descritti se non come tipici di una particolare professione; fanno riferimento all’esperienza richiesta per svolgere una determinata professione che in genere si acquisisce esercitandola, eseguendo compiti ed attività legate a quella prestazione lavorativa, o, più in generale, acquisendo titoli e certificazioni che costituiscono requisiti di accesso alla professione stessa; requisiti della professione, ovvero le attività lavorative generalizzate, il contesto lavorativo e organizzativo, che racchiudono informazioni sulla struttura delle attività lavorative e sui contesti in cui la professione si svolge; caratteristiche specifiche della professione, ovvero i compiti e le attività dettagliate previste da una professione, i macchinari o gli utensili utilizzati che individua aspetti messi in gioco esclusivamente nello svolgimento di quel lavoro e che per questa caratteristica possono solo essere elencati, descritti e colti in relazione al ruolo esercitato. Per ciascun ambito informativo del modello O*NetTM è prevista una tassonomia, ovvero un insieme di descrittori basilari e generalizzabili a tutte le professioni. Questi forniscono il linguaggio comune, utilizzabile per una descrizione esaustiva delle professioni. Per poter ottenere una descrizione in termini quantitativi delle diverse professioni le tassonomie previste sono state trasformate in quesiti; questi, attraverso l’uso di opportune scale di misura, consentono di valutare, attraverso le risposte fornite dai lavoratori, l’importanza, il livello o la frequenza di utilizzo di uno specifico descrittore nell’esercizio della loro professione. Poter disporre di quesiti permette pertanto il passaggio da costrutti teorici, in grado di rappresentare aspetti importanti della professione, ad elementi empirici della professione stessa e, dunque, a dati quantitativi. Le diverse professioni, quindi, possono essere misurate rispetto ad un insieme dato di circa 200 descrittori e i punteggi assunti dai descrittori permettono di confrontare fra loro le professioni.

Output informativo

Per ciascuna delle 800 unità professionali previste dalla vigente classificazione delle professioni (CP2011) e per ciascuno dei 200 descrittori utilizzati per descriverne le caratteristiche e i requisiti, vengono diffuse principalmente tre tipologie di indicatori: il primo presenta la media, espressa in una scala 0-100, delle risposte fornite dai lavoratori intervistati in merito all’importanza dello specifico descrittore nello svolgimento della loro professione. Un valore pari a 0 indica che il descrittore non è di alcuna importanza; un valore pari a 100 che è di assoluta importanza. Il secondo indicatore riporta, utilizzando la medesima scala del precedente, la media delle risposte dei lavoratori intervistati sul livello di complessità richiesto dallo specifico descrittore. Il terzo indicatore quantifica infine la frequenza con la quale un dato descrittore viene utilizzato, attraverso il calcolo del valore medio delle risposte dei lavoratori intervistati.

Diffusione

I risultati dell'indagine sono diffusi attraverso un sistema informativo appositamente predisposto per fornire all’utente il massimo dettaglio dell’informazione raccolta. Sono inoltre disponibili alcune statistiche report che approfondiscono particolari aspetti del mondo delle professioni.

Processo e metodologie

Periodicità

L’indagine ha una periodicità occasionale. La prima edizione si è svolta nel 2007; la seconda nel 2012.

Natura e caratteristiche del processo produttivo

La principale difficoltà della fase di progettazione dell’indagine è stata l’assenza di liste di lavoratori per la maggior parte delle professioni oggetto di studio. Per sopperire a questa carenza è stata allestita una vera e propria indagine parallela, con l’obiettivo di individuare i rappresentanti delle 800 Unità professionali presso i luoghi di lavoro in cui era più probabile riscontrare la loro presenza e di cui si possedevano gli elenchi. La ricerca è stata guidata dal criterio dell’attività economica (secondo la classificazione Istat Ateco 2007), ovverosia ricercando i lavoratori all’interno delle organizzazioni che svolgevano un’attività economica attinente all’Unità professionale in esame. In questo modo è stato impostato un disegno di campionamento che ha previsto una strategia di selezione delle unità di analisi in funzione dei diversi luoghi nei quali vengono svolte le professioni (nelle imprese, collettive o individuali, oppure negli enti). Attraverso questa procedura, è stato possibile ottenere i nominativi di chi esercita determinate professioni a partire dagli unici elenchi disponibili, quelli dei luoghi di lavoro. Il secondo ostacolo affrontato in sede di progettazione è stata la difficoltà di somministrare ai lavoratori un questionario articolato. Per scongiurare il rischio dell’ingente numero di cadute - già riscontrato nell’analoga esperienza statunitense - si è pensato di chiedere alle organizzazioni di consentire la somministrazione del questionario durante l’orario di lavoro, offrendo agli intervistati il tempo e la legittimazione per poter rispondere a tutte le domande. Il conseguimento del consenso da parte dei datori di lavoro è stata una fase particolarmente delicata del processo di ricerca. La possibilità di realizzare interviste ‘faccia a faccia’ mediante l’ausilio di un sistema Capi ha consentito agli intervistatori di registrare le risposte al questionario nelle condizioni più favorevoli dal punto di vista degli intervistati.

Unità di rilevazione e unità di analisi

La fase di individuazione e definizione operativa di professione si è svolta con un duplice obiettivo: da un lato, infatti, la professione si doveva configurare come unità a cui riferire le informazioni di tipo qualitativo sulle caratteristiche e requisiti del lavoro svolto; dall’altro doveva delinearsi come standard di raccordo alle informazioni quantitative sulla forza lavoro impiegata. Per questo motivo l’unità di analisi dell’indagine è stata individuata all’interno della Classificazione delle professioni, già utilizzata al livello del IV digit per raccogliere informazioni quantitative sul lavoro, aumentando il dettaglio classificatorio al V digit (l’Unità professionale) per garantire una maggiore omogeneità delle professioni elementari classificate in ciascuna Unità professionale. Poiché l’indagine mirava a descrivere i contenuti delle professioni attraverso le reali esperienze di coloro che quotidianamente la svolgono, la scelta dell’unità di rilevazione è ricaduta sui lavoratori che svolgono le differenti professioni oggetto di analisi. A differenza di altre indagini, che intervistano i lavoratori per descrivere e misurare le loro caratteristiche (si pensi alle stime della numerosità e dei tratti caratteristici delle popolazioni che esercitano determinati mestieri prodotte dall’indagine continua sulle forze di lavoro), l’indagine in questione ha posto l’attenzione sulle professioni, invitando i lavoratori a descrivere e misurare i contenuti e le caratteristiche che qualificano il lavoro svolto. In questo modo è stata adottata una prospettiva di lettura del fenomeno poco diffusa, interpellando coloro che hanno a che fare quotidianamente con i compiti sottesi alle professioni e possiedono una misura diretta e concreta del livello di utilizzo di determinate caratteristiche indispensabili per svolgere il loro mestiere.

Disegno campionario

La scelta della strategia di selezione dei lavoratori è stata condizionata fortemente da vincoli di tipo organizzativo, dovuti alle liste disponibili e alle informazioni in esse contenute. Se si escludono, infatti, le Unità professionali regolamentate dagli albi professionali, non è possibile disporre di elenchi di lavoratori che svolgono determinate Unità professionali: ciò ha complicato notevolmente la fase di individuazione delle unità campionarie in quanto non è stato possibile procedere direttamente alla selezione dei lavoratori se non passando attraverso le organizzazioni – imprese, enti, etc. – nelle quali le Unità professionali vengono esercitate. In ragione dei diversi contesti nei quali vengono svolte prevalentemente le Unità professionali e dei differenti approcci organizzativi necessari per una loro gestione, si è convenuto di adottare differenti disegni di selezione e di ricorrere a diverse modalità di predisposizione delle liste delle unità. Più precisamente, l’indagine sulle professioni ha previsto un disegno di selezione differente a seconda che l’Unità professionale oggetto di indagine si svolga prevalentemente nelle imprese, negli enti oppure in un regime regolamentato. In generale, ognuna delle Unità professionali considerate definisce una popolazione di individui, costituita da tutti i lavoratori classificati nell’Unità professionale in oggetto. Su ognuna di queste popolazioni l’indagine rileva informazioni relativamente ai 200 descrittori utilizzati per descrivere le professioni. Nel caso delle professioni svolte prevalentemente nelle imprese, si è definito un disegno campionario a due stadi, in cui le unità di primo stadio sono le imprese e le unità di secondo stadio sono i lavoratori. Si è dovuto procedere effettuando l’estrazione di più campioni di imprese, uno per ciascuna delle professioni studiate. Ogni campione di imprese doveva essere selezionato dall’universo costituito dalle imprese che impiegano almeno un lavoratore nella professione di interesse, cosa che ha imposto di creare un numero di liste pari alle professioni da studiare. Tali liste sono in parziale sovrapposizione fra loro, dal momento che una stessa impresa può impiegare lavoratori in più di una delle professioni oggetto di analisi. La lista di base utilizzata per la selezione delle imprese è l’Archivio Statistico delle Imprese Attive (Asia), il quale però, per essere utilizzato, ha richiesto l’acquisizione di informazioni ausiliarie e l’esecuzione di elaborazioni accessorie. Più precisamente, sono stati utilizzati i risultati dell’indagine sulle Forze lavoro per stabilire un collegamento tra la professione svolta dai lavoratori e la classe Ateco dell’impresa che li occupa, attraverso una tabella di contingenza doppia che rappresenta la distribuzione dei lavoratori secondo la professione svolta e la classe Ateco dell’impresa per la quale lavorano. In tal modo è stato possibile individuare i codici Ateco per i quali la data professione risulta più presente e produrre, di conseguenza, una stima della matrice di raccordo tra professioni e Ateco. Disponendo di tale matrice, è stato possibile selezionare dall’archivio Asia le imprese che presentano i codici Ateco dove è più probabile la presenza di lavoratori impiegati nella professione di interesse e formare così le liste di imprese relative a ciascuna professione. Sempre dall’indagine sulle Forze di Lavoro è stato possibile anche conoscere a quale classe di addetti appartiene l’impresa che impiega i lavoratori intervistati. Per questa via è stato, quindi, possibile stimare anche la concentrazione nelle imprese in relazione alla dimensione e valutare se le liste di imprese da utilizzare dovessero essere vincolate alle sole classi Ateco o se fosse necessario usare regole di inclusione basate anche sui livelli di soglia dimensionale delle imprese. Ovviamente, una stessa professione può essere trovata in imprese con diversi codici Ateco, così come ciascuna impresa può contenere al suo interno diverse tipologie di professioni. Per questo motivo alcune imprese possono essere selezionate per più professioni. E’ stata adottata una stratificazione delle imprese per dimensione complessiva (maggiore o minore di 50 addetti) e per ripartizione geografica della sede dell’impresa. Rispetto alla numerosità del campione, alcuni studi simulativi hanno mostrato che una numerosità pari a 20 lavoratori garantisce che la stima sia sostanzialmente non distorta e che l’ampiezza del suo intervallo di confidenza sia tale da consentire confronti tra le situazioni verificabili nella pratica. In maniera analoga alle scelte operate per le professioni svolte nelle imprese, anche per i lavoratori che operano all’interno degli enti si è reso necessario definire un disegno campionario a due stadi, in cui le unità di primo stadio sono rappresentate dagli enti e le unità di secondo stadio dai lavoratori. L’estrazione è stata effettuata su archivi di enti presso cui è stato ritenuto più probabile individuare professioni classificabili in determinate Unità professionali oggetto di indagine, stratificando in base alla sola localizzazione geografica degli enti. Anche per le Unità professionali costituite, anche parzialmente, da professioni regolamentate dalle leggi dello Stato e organizzate in appositi Ordini e Consigli è stato adottato un disegno campionario a due stadi, in cui le unità di primo stadio sono state individuate dagli albi della professione tenuti presso gli ordini o collegi provinciali e le unità di secondo stadio nei professionisti ivi iscritti. In questo caso per ciascuna Unità professionale sono state selezionate 20 province con probabilità proporzionali alla dimensione della provincia. Dal momento che nell’ambito di una stessa provincia spesso vi è un solo ufficio che gestisce diversi albi professionali, si è deciso di coordinare le estrazioni dei campioni (tanti campioni quante sono le Unità professionali) in modo da garantire la massima sovrapposizione delle province selezionate. Ciò ha reso molto più efficiente l’indagine in termini di risparmio di tempi e di risorse per il reperimento delle liste delle professioni.

Processo di controllo e correzione dei dati e metodi di stima

Il sistema di controllo dell’indagine sulle professioni ha previsto fondamentalmente due fasi: quella dei controlli in itinere, durante lo svolgimento della rilevazione, e quella dei controlli ex post, a conclusione dei lavori sul campo. La prima, attraverso il monitoraggio di un insieme di indicatori appositamente predisposto, ha tenuto sotto osservazione le criticità del lavoro degli operatori del Contact Center e della rete di rilevazione, intervenendo tempestivamente per migliorare il processo di identificazione delle Unità professionali, di raggiungimento del consenso da parte dei datori di lavoro e di somministrazione del questionario. La fase dei controlli ex-post, attraverso l’analisi dell’omogeneità delle Unità professionali oggetto di studio, ha consentito di accertare la pertinenza delle collocazioni delle interviste e di individuare l’eventuale presenza di outliers, contribuendo a creare dei profili descrittivi delle professioni coerenti e attendibili. Per quanto riguarda l’attività del Contact Center, sono stati identificati 4 aspetti cruciali da tenere sotto costante controllo e precisamente: 1) la fase di contatto con l’impresa/ente campione; 2) la verifica della presenza, presso l’impresa/ente contattato, dell’Unità professionale ricercata; 3) la ricerca del consenso a partecipare all’indagine; 4) l'attribuzione delle interviste da parte del Contact Center agli intervistatori Capi. Relativamente ai controlli operati ex post, è stata condotta un’analisi esplorativa per individuare le interviste che presentavano scostamenti rilevanti dai valori medi. Per stabilire l’uniformità delle Unità professionali sono state prese in considerazione le sezioni più rilevanti del questionario. Quale indicatore di pertinenza delle interviste rispetto alle Unità professionali indagate è stato adottato l’indice di eterogeneità di Gini, calcolato per ogni Unità professionale e per ognuna delle variabili selezionate Una volta individuate le Unità professionali “a rischio” - ovverosia passibili di aver incluso interviste di lavoratori non pertinenti con il gruppo di professioni comprese al loro interno – attraverso un’Analisi in Componenti Principali sono state individuate le unità di rilevazione diverse dalle altre. Gli interventi di correzione deterministica hanno consentito di collocare gli intervistati nelle Unità professionali più coerenti con il loro profilo (9,3 per cento), mentre nel restante 4,1 per cento dei casi, i record sono stati eliminati dal novero delle interviste valide in quanto gli elementi a disposizione non erano sufficienti a garantire una classificazione corretta e adeguata dei lavoratori. Nell’indagine 2012 è stato effettuato il 97,6% delle interviste totali previste.

Prospettive

Disporre di informazioni articolate sulle professioni è un elemento strategico per il corretto funzionamento del mercato del lavoro; i dati raccolti dall'indagine costituiscono un importante patrimonio non solo per gli esperti della formazione, ma per tutti coloro che si confrontano quotidianamente con la domanda e l’offerta di occupazione. In quest’ottica, è auspicabile che i dati confluiti nel sistema informativo possano essere consolidati e aggiornati nel tempo attraverso la ripetizione dell’indagine. In questo modo, sarà possibile documentare le trasformazioni dei profili professionali e misurare l’evoluzione dei requisiti e delle caratteristiche del capitale umano impiegato dalle diverse occupazioni.

Classificazioni

CLASSIFICAZIONE DELLE PROFESSIONI: A partire dal 2011 l'Istat ha adottato la nuova classificazione delle professioni CP2011 (http://www.istat.it/it/archivio/18132), frutto di un lavoro di aggiornamento della precedente versione (CP2001) e di adattamento alle novità introdotte dalla International Standard Classification of Occupations - Isco08.
CLASSIFICAZIONE DELLE ATTIVITA' ECONOMICHE: A partire dal 1° gennaio 2008 l’Istat ha adottato la classificazione delle attività economiche Ateco 2007, che costituisce la versione nazionale della nomenclatura europea Nace Rev. 2, pubblicata sull’Official Journal il 20 dicembre 2006 (Regolamento (CE) n.1893/2006 del PE e del Consiglio del 20/12/2006).


Link

ILO. International classification of occupations, http://www.ilo.org/public/english/bureau/stat/isco/index.htm
ISTAT. Classificazione delle professioni, http://www.istat.it/it/archivio/18132
ISTAT. Classificazione delle attività economiche 2007 http://www.istat.it/it/strumenti/definizioni-e-classificazioni/ateco-2007 ISFOL. Fabbisogni professionali, http://professionioccupazione.isfol.it/
Rapporto annuale, http://www.istat.it/it/archivio/89629
Presentazione dell’indagine sulle professioni, http://www.istat.it/it/archivio/18368

Riferimenti bibliografici

ISTAT. Classificazione delle professioni, Metodi e norme, n.12. Istat, Roma, 2001.
ISFOL. Nomenclatura e Classificazione delle unità professionali, Isfol Editore, Roma, 2007.
ISTAT. Rapporto annuale. La situazione del Paese nel 2007 - Cap. 4 Mercato del lavoro e condizioni economiche delle famiglie. Roma, 2008.
ISTAT. Competenze, attività e condizioni lavorative delle professioni in Italia, Statistica in breve, Dicembre 2008.
ISTAT. Rapporto annuale. La situazione del Paese nel 2008 - Cap. 4 Mercato del lavoro e condizioni socioeconomiche delle famiglie. Roma, 2009.
ISTAT. L’indagine sulle professioni – Anno 2007: Contenuti, metodologia e organizzazione, Metodi e norme, n.42. Roma, 2009.
ISTAT. Classificazione delle attività economiche Ateco 2007, Metodi e Norme n. 40, 2009.
ISTAT. Classificazione delle professioni, Istat, Metodi, Letture statistiche Roma, 2013.


Scheda redatta da:

Francesca Gallo