Indagine sulle "Forze di lavoro"

Da schedefontidati.istat.it.


Obiettivi conoscitivi e quadro di riferimento

La Rilevazione sulle forze di lavoro rappresenta la principale fonte statistica sulla partecipazione al lavoro e svolge un ruolo di primo piano nella descrizione e interpretazione del mercato del lavoro in Italia, costituendo uno strumento conoscitivo indispensabile per decisori pubblici, mezzi di informazione e cittadini. L’indagine è armonizzata a livello europeo secondo gli standard e le definizioni [1] stabiliti dall'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO).

Nel corso degli anni, la rilevazione è stata più volte rinnovata per migliorare la qualità del dato e tenere conto delle trasformazioni del mercato del lavoro e delle crescenti esigenze conoscitive manifestate a livello sia nazionale sia internazionale. Attualmente il patrimonio informativo dell’indagine risulta molto ampio. Oltre alle stime ufficiali degli occupati e dei disoccupati, la rilevazione fornisce informazioni sui principali aggregati dell'offerta di lavoro: professione, settore di attività economica, ore lavorate, tipologia e durata dei contratti, durata della disoccupazione, motivi per i quali non si cerca lavoro, formazione. I dati dell'indagine sono utilizzati anche per analizzare numerosi altri fattori individuali, familiari e sociali associati ai diversi gradi di partecipazione al lavoro della popolazione, come l'aumento della mobilità occupazionale, il cambiamento delle professioni, la diffusione di forme atipiche di lavoro, il numero di famiglie con almeno un occupato.

Attraverso analisi sia di tipo congiunturale sia di più lungo periodo, la rilevazione consente di studiare l’evoluzione delle tendenze in atto distinte per territorio, settore di attività economica e le principali caratteristiche socio-demografiche della popolazione. La struttura del campione consente, inoltre, di svolgere su parte degli intervistati analisi di tipo longitudinale, confrontando le informazioni rilevate sugli stessi individui a un anno di distanza, con lo scopo di fornire indicazioni sui flussi in entrata e in uscita da particolari condizioni occupazionali o la permanenza in esse (passaggi da occupazione a disoccupazione, da lavoro non standard a lavoro standard ecc.).

Le informazioni rilevate attraverso l’indagine consentono alle istituzioni politiche nazionali e internazionali di valutare lo stato del mercato del lavoro del Paese e concorrono inoltre a determinare (per le tematiche connesse al lavoro) il set di indicatori definiti nell’ambito della strategia Europa 2020 [2] mirata a rilanciare l'economia dell'UE nel prossimo decennio e a promuovere un'economia intelligente, sostenibile e solidale.

Contenuti

A partire dal 2004 la rilevazione ha incorporato importanti novità sul piano dei contenuti e ha introdotto nuovi approfondimenti sulle modalità e i gradi di partecipazione al mercato del lavoro, sulle forme di occupazione standard e non standard e sui fattori individuali, familiari e sociali associati ai diversi gradi di partecipazione al lavoro della popolazione. Le informazioni inerenti la famiglia riguardano tutti i componenti del nucleo familiare, mentre il questionario individuale viene somministrato a tutti i componenti della famiglia con almeno 15 anni.

Il questionario è concepito in modo da definire automaticamente i percorsi di risposta a partire dalla tripartizione mutuamente esclusiva tra occupati, disoccupati, inattivi, che avviene sulla base delle definizioni [3] armonizzate a livello EU coerenti con i principi e le definizioni ILO [4]. Nella condizione di occupato si classificano le persone (con almeno 15 anni) che nella settimana di riferimento hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario, oppure sono assenti dal lavoro per un periodo non superiore a tre mesi o, se assenti da più di tre mesi, percepiscono una retribuzione non inferiore al 50% di quella abituale. L’individuazione delle persone in cerca di occupazione riguarda gli individui di età compresa tra 15 e 74 anni che non sono occupati, hanno fatto almeno un’azione di ricerca di lavoro nelle quattro settimane precedenti l’intervista e sono disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive al momento dell’intervista. Le forze di lavoro comprendono sia gli occupati sia i disoccupati, e rappresentano, quindi, il totale delle persone attive nel mercato del lavoro. Nelle non forze di lavoro (o inattivi) rientrano infine tutti coloro che non sono né occupati né disoccupati. Al loro interno è possibile individuare due gruppi: da un lato coloro che non cercano lavoro e non sono disponibili a lavorare, dall’altro coloro che presentano soltanto alcune delle caratteristiche dei disoccupati, mostrando un certo livello di attaccamento al mercato del lavoro (ad esempio non cercano attivamente un lavoro ma sarebbero disponibili ad accettarne uno).

Il questionario individuale [5] è composto da una “Scheda generale” (che contiene le informazioni anagrafiche, le relazioni di parentela all’interno della famiglia e il titolo di studio dell’intervistato) e da 12 sezioni, dalla A alla N, ognuna caratterizzata da uno specifico obiettivo conoscitivo: A) chi risponde ai quesiti; B) situazione lavorativa nella settimana di riferimento; C) attività lavorativa principale; D) attività lavorativa secondaria; E) precedenti esperienze di lavoro; F) ricerca di lavoro; G) servizi per l’impiego e agenzie per il lavoro; H) istruzione e formazione professionale; I) condizione auto-percepita; L) notizie sulla famiglia; M) informazioni a cura dell’intervistatore; N) codifiche in sospeso.

Nella sezione dedicata all’attività lavorativa principale sono rilevate le caratteristiche del rapporto di lavoro, con particolare attenzione ai lavori a termine e alla loro durata, l’attività economica dell’unità locale presso cui si lavora e la professione svolta, il tipo di orario, la volontarietà o meno del regime orario corrente e l’eventuale desiderio di lavorare meno o più ore, l’anno di inizio del lavoro, la retribuzione netta mensile dei dipendenti, la soddisfazione sul lavoro e il livello di insicurezza riguardo la propria condizione lavorativa.

Nella sezione dedicata alla disoccupazione sono rilevati i canali utilizzati per cercare lavoro, la durata della disoccupazione e le caratteristiche del lavoro desiderato. Sono inoltre previste alcune domande per chi non cerca lavoro che approfondiscono i motivi della mancata ricerca, tra cui lo scoraggiamento rispetto alla possibilità di trovare un lavoro e i motivi familiari.

Nella sezione sull’istruzione e formazione sono rilevate informazioni sull’eventuale iscrizione a corsi di studio formali o informali, sulla frequenza di stage o tirocini non retribuiti e sulla partecipazione ad attività di formazione professionale.

Infine, nella sezione sulla condizione autopercepita viene chiesto all’intervistato di definire la propria condizione al di là della definizione ufficiale, informazione interessante per le figure dai confini più incerti, come ad esempio gli studenti che possono risultare occupati o inattivi che non hanno svolto azioni attive di ricerca ma si percepiscono ugualmente disoccupati. Inoltre, la stessa informazione è rilevata rispetto alla condizione dell’anno precedente.

Analogamente a quanto avviene negli altri paesi dell'Unione Europea, a partire dal 1999 ogni anno, nel secondo trimestre, l'indagine viene condotta con un supplemento di quesiti (modulo ad hoc) armonizzati a livello europeo volti ad approfondire un particolare aspetto del mercato del lavoro. Finora sono stati condotti i seguenti moduli ad hoc:

- nel 1999 “Infortuni sul lavoro e malattie professionali” (Commission Regulation (EC) N. 1571/98, 20 luglio 1998), ripetuto poi nel 2007 come “Salute e sicurezza sul lavoro” (CR N. 341/2006, 24 febbraio 2006);

- nel 2000 e nel 2004 “Transizione scuola-lavoro” CR N. 1925/1999, 8 settembre 1999 e N. 247/2003, 10 febbraio 2003), ripetuto nel 2009 come “Ingresso dei giovani nel mercato del lavoro” (CR N. 207/2008, 5 marzo 2008);

- nel 2001 “Durata e organizzazione dell'orario di lavoro” (CR N. 1578/2000, 19 luglio 2000);

- nel 2002 “Occupazione delle persone disabili” (CR N. 1566/2001, 12 luglio 2001) poi ripetuto nel 2011 come “Partecipazione dei disabili al mercato del lavoro (CR N. 317/2010, 6 aprile 2010);

- nel 2003 “Apprendimento lungo tutto l'arco della vita” (CR N. 1313/2002, 19 luglio 2002);

- nel 2005 e nel 2010 “Conciliazione tra lavoro e vita familiare” (CR N. 29/2004, 8 gennaio 2004 e N. 20/2009, 13 gennaio 2009);

- nel 2006 “Transizione verso la pensione e conclusione dell’attività lavorativa” (CR N. 388/2005, 8 marzo 2005), poi ripetuto nel 2012 come “Conclusione dell’attività lavorativa e transizione verso la pensione” (CR N. 249/2011, 14 marzo 2011);

- nel 2008 “Integrazione dei migranti e dei loro discendenti nel mercato del lavoro” (CR N. 102/2007, 2 febbraio 2007);

Sono, invece, ancora in corso di diffusione/progettazione i seguenti moduli ad hoc (CR N. 220/2010, 16 marzo 2010 e N. 318/2013, 8 aprile 2013):

- per il 2013 “Incidenti sul lavoro e altri problemi di salute sul lavoro”;

- per il 2014 “Integrazione dei migranti e dei loro discendenti nel mercato del lavoro”;

Per gli anni successivi sono in corso di programmazione moduli ad hoc su:

- “Organizzazione del lavoro e flessibilità degli orari di lavoro”;

- “Giovani nel mercato del lavoro”;

- “Lavoro autonomo e autonomi economicamente dipendenti”.

Output informativo

L'indagine fornisce stime mensili, trimestrali e annuali dei principali aggregati del mercato del lavoro (occupati e loro caratteristiche, disoccupati, forze di lavoro, inattivi e motivi della mancata ricerca di lavoro, ecc.), disaggregate per le principali caratteristiche socio-demografiche. Le stime mensili vengono diffuse solo per l'intero territorio nazionale, quelle trimestrali fino al dettaglio regionale, quelle annuali fino al dettaglio provinciale. Le stime mensili vengono prodotte a circa 30 giorni dal mese di riferimento, in forma provvisoria, perché basate su una parte del campione riferito al mese. Successivamente, contestualmente alla diffusione del dato trimestrale (a circa 60 giorni dalla fine del trimestre), le stime dei tre mesi vengono ricalcolate sull’intero campione riferito a ciascun mese e vengono diffuse come definitive. Inoltre, per analizzare i risultati in un’ottica congiunturale, i dati vengono destagionalizzati. Oltre a fornire la consistenza numerica degli specifici aggregati, l’indagine diffonde alcuni indicatori che consentono di valutare lo stato e la dinamica del mercato del lavoro, in riferimento al totale della popolazione o a specifiche disaggregazioni (genere, classi di età, ripartizioni territoriali, ecc.).

Tra i principali indicatori viene diffuso il tasso di occupazione (che rapporta il numero di occupati al totale della popolazione in età lavorativa), generalmente riferito alla popolazione tra i 15 e i 64 anni, che valuta la capacità di utilizzo delle risorse umane disponibili in un determinato sistema economico. Viene poi diffuso il tasso di disoccupazione, che rapporta il numero di disoccupati al totale delle forze di lavoro (occupati e disoccupati) e fornisce una valutazione sulla capacità del mercato del lavoro di assorbire la forza lavoro evidenziando l’incidenza della disoccupazione sul totale delle persone che partecipano al mercato del lavoro. In ambito internazionale e nazionale l’indicatore viene diffuso anche in riferimento ai giovani tra i 15 e i 24 anni, presentando un’indicazione sull’incidenza della disoccupazione tra i giovani attivi sul mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione non va mai riferito alla popolazione complessiva perché questa non ne costituisce il denominatore (è pertanto errato riferire, come spesso riportato dalla stampa, che, in presenza di un tasso di disoccupazione giovanile del 30% un terzo dei giovani è disoccupato). Altri indicatori diffusi sono il tasso di attività e di inattività della popolazione tra 15 e 64 anni, costruiti rapportando rispettivamente le forze di lavoro e gli inattivi tra 15 e 64 anni alla popolazione complessiva di questa fascia d’età. Gli indicatori costituiscono una misura della partecipazione o non partecipazione al mercato del lavoro.

A partire dal 2011 l’Eurostat, in accordo con gli istituti statistici degli Stati membri dell’Unione europea, l’ILO, l’OECD e la Banca Centrale europea, ha sviluppato e definito tre nuovi indicatori complementari al tasso di disoccupazione [6], la cui pubblicazione avviene ogni trimestre. Tali indicatori non modificano la definizione ufficiale di disoccupazione, ma definiscono nuove categorie di inattivi e di occupati: a) gli “inattivi disponibili a lavorare ma che non hanno cercato lavoro nelle quattro settimane precedenti l’intervista”; b) gli “inattivi che cercano lavoro ma non sono immediatamente disponibili”; c) i “sottoccupati part time” occupati a tempo parziale che desiderano lavorare un numero maggiore di ore e che sono disponibili a farlo subito o entro le due settimane successive all’intervista. I primi due aggregati, definiti “forze di lavoro potenziali”, forniscono una stima sull’aumento potenziale della disoccupazione (e di conseguenza delle forze di lavoro) se fossero incluse a complemento dei disoccupati anche queste due tipologie di inattivi.

A partire dal 2005 l’indagine diffonde anche stime sulla popolazione straniera. Le stime fanno riferimento alla popolazione residente con cittadinanza straniera, questa comprende sia gli immigrati sia coloro che sono nati in Italia da genitori stranieri. Le interviste, quindi, possono essere somministrate soltanto alle famiglie in cui l’intestatario del foglio di famiglia è iscritto in Anagrafe. Sono pertanto escluse le famiglie composte unicamente da stranieri non residenti, anche se provvisti di permesso di soggiorno (stranieri soggiornanti in Italia per motivi di studio, di turismo o per la concessione di asilo politico, o stranieri occupati in un lavoro stagionale). Inoltre, sono esclusi coloro che vivono in convivenze come gli istituti religiosi, di cura, ecc.

Grazie al sistema di rotazione delle famiglie nel campione (la metà delle famiglie viene re-intervistata a distanza di 3 e 12 mesi, un quarto a distanza di 15 mesi), l’indagine fornisce anche dati longitudinali a 12 mesi di distanza. La disponibilità dei dati rilevati sugli stessi individui a distanza di un anno consente di costruire delle matrici di transizione utili per fornire indicazioni analitiche sui flussi in entrata e in uscita da particolari condizioni occupazionali o la permanenza in esse (passaggi da occupazione a disoccupazione, da lavoro non standard a lavoro standard ecc.). I file di microdati sono prodotti a partire dai dati trimestrali e collegano le informazioni rilevate sugli stessi individui in due diverse occasioni di indagine (a 12 mesi di distanza). L’indagine sulle forze di lavoro non fornisce stime ufficiali sul lavoro sommerso, diffuse invece dalla Contabilità Nazionale [7].

Diffusione

I risultati dell'indagine vengono diffusi attraverso comunicati stampa mensili e trimestrali il cui rilascio sul sito [www.istat.it] ha luogo lo stesso giorno in cui Eurostat comunica i dati della disoccupazione per tutti i paesi europei. In concomitanza con i comunicati stampa i dati sono aggiornati anche sul datawarehouse delle statistiche prodotte dall’Istat I.stat [8] all’interno della sezione Lavoro, per consentire la produzione di tabelle personalizzate a partire da un ampio set di indicatori. Nel datawarehouse, inoltre, sono disponibili le serie ricostruite dal 1977. Inoltre, in specifiche Statistiche report sono pubblicati sia i risultati degli specifici moduli ad hoc sia le tendenze emerse analizzando i dati longitudinali.

I file dati vengono inoltre trasmessi ad Eurostat in concomitanza con la diffusione dei comunicati stampa e sono disponibili anche sul database Eurostat [9] in modo da consentire il confronto con i dati degli altri paesi.

Ogni anno i principali risultati vengono pubblicati anche su volumi istituzionali dell'Istat (Rapporto annuale [10], Annuario statistico italiano [11], Noi Italia [12], Italia in cifre [13], Rapporto BES [14]) e, occasionalmente, nelle collane di approfondimento o analisi (Collana argomenti, Metodi e norme).

I volumi curati dall'Istat sono consultabili nel Catalogo editoriale [15].

Inoltre, i dati elementari rilevati nel corso dell'indagine sono resi disponibili gratuitamente per gli utenti e i ricercatori che ne facciano richiesta per fini di ricerca scientifica (file Sistan, microdati a uso pubblico e per la ricerca). In ogni caso, i dati sono sempre rilasciati in forma anonima.

I dati prodotti dall’indagine sono, inoltre, correntemente diffusi sui siti e sui volumi di organismi internazionali, quali EUROSTAT, OCSE, UNECE e ILO.

Processo e metodologie

Periodicità

L’attuale assetto della Rilevazione sulle forze di lavoro è stato introdotto nel 2004 in seguito al regolamento europeo 577/98 [16], che ha implicato una profonda revisione delle caratteristiche metodologiche e tecnico-organizzative dell’indagine e del disegno campionario. Inoltre, per garantire la piena armonizzazione dell’indagine, a livello europeo sono state introdotte modifiche anche sul piano contenutistico e definitorio. Il nuovo impianto, introdotto nel 2004, prevede che la rilevazione abbia carattere continuo. Si è passati, cioè, da interviste riferite a una singola settimana per ciascun trimestre alla rilevazione delle informazioni riferite a tutte le settimane dell’anno, su un campione di circa 250 mila famiglie residenti distribuite in circa 1.400 comuni italiani (per un totale di circa 600 mila individui).

Natura e caratteristiche del processo produttivo

Alle famiglie estratte nel campione viene inviata alcuni giorni prima dell'intervista una lettera informativa con lo scopo di presentare l’indagine, aumentare il tasso di partecipazione all’indagine e fornire informazioni sul trattamento dei dati.

Dal 2004 le interviste vengono effettuate con l’ausilio di un questionario elettronico mediante tecnica mista Capi-Cati (Computer assisted personal interviewing - Computer assisted telephone interviewing). In linea generale, la prima intervista viene effettuata con tecnica Capi, mentre le successive sono svolte per telefono (Cati). La realizzazione delle interviste sia Capi sia Cati è affidata a società private.

Il disegno organizzativo dell’indagine, imperniato sulla tecnica mista CAPI/CATI, comporta, pertanto, la gestione concatenata dei flussi CAPI e CATI per permettere settimanalmente la creazione degli abbinamenti definitivi tra famiglie da intervistare e tecnica di indagine (CAPI o CATI) e conseguentemente la trasmissione settimanale dei file dei nominativi delle famiglie campione ai due sistemi CAPI e CATI. Il sistema tecnologico dell’indagine permette la ricezione giornaliera delle interviste effettuate, insieme a tutti gli esiti dei contatti avuti con le famiglie. Questo flusso informativo permette di produrre e analizzare alcuni indicatori di qualità utili a monitorare il lavoro sul campo (ad esempio interviste complete, sostituzioni, cadute e motivi delle cadute) e quindi il prodotto finale fornito dalle società di rilevazione. In presenza di valori anomali si adottano tempestivamente le misure correttive idonee a contrastare le situazioni critiche, intervenendo sulle società di rilevazione e/o su problematiche legate al territorio. L’errore non campionario viene quindi corretto in itinere e non a posteriori.

Unità di rilevazione e unità di analisi

L'unità di rilevazione è costituita da tutti gli individui con 15 anni e più di ogni famiglia di fatto (vedi Glossario), definita come un nucleo di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora nello stesso comune. L'unità statistica è costituita da tutti i componenti della famiglia il cui intestatario risiede nel comune selezionato. Dall'universo di riferimento, inteso come l'insieme delle unità statistiche che formano l’oggetto di indagine, sono quindi esclusi i membri permanenti delle convivenze: ospizi, brefotrofi, istituti religiosi, caserme, ecc.

Disegno campionario

Il piano di campionamento utilizzato è a due stadi (unità di primo stadio: comuni; unità di secondo stadio: famiglie) con stratificazione delle unità del primo stadio. La variabile utilizzata per la stratificazione dei comuni è l'ampiezza demografica (cioè l’ammontare della popolazione residente) e la stratificazione avviene nell'ambito di ogni provincia. I comuni che costituiscono le unità di primo stadio sono suddivisi in: a) autorappresentativi: ne fanno parte tutti i comuni con una popolazione residente superiore ad una soglia prefissata per ciascuna provincia; tutti questi comuni entrano a far parte del campione con probabilità pari a uno; b) non autorappresentativi: sono tutti i comuni con una popolazione inferiore alle soglie stabilite; solo alcuni di questi comuni entrano a far parte del campione: in particolare, per ogni strato di comuni non autorappresentativi, viene selezionato un solo comune con probabilità proporzionale all'ampiezza demografica. Per ogni comune che entra a far parte del campione, si estrae annualmente dalle Liste Anagrafiche Comunali (LAC) e in maniera casuale un numero prefissato di famiglie che costituiscono le unità di secondo stadio. Il numero di famiglie da selezionare è stabilito in modo da assicurare anche la sostituzione di quelle che non è possibile intervistare (mancata risposta). Il campione di famiglie segue lo schema di rotazione del tipo “2-(2)-2”, in base al quale ogni famiglia viene intervistata per due trimestri consecutivi, esce temporaneamente dal campione per due trimestri e viene nuovamente re-intervistata per due trimestri successivi, per poi uscire definitivamente dalla rilevazione. Complessivamente, ogni famiglia rimane nel campione per un periodo di 15 mesi. Il sistema di rotazione adottato permette di mantenere invariata circa metà del campione da un trimestre all'altro e metà da un trimestre al corrispondente trimestre dell'anno successivo. Il disegno campionario è progettato per garantire stime a livello regionale con cadenza trimestrale, e stime provinciali in media d’anno.

Processo di controllo e correzione dei dati e metodi di stima

La scelta di condurre le interviste con tecnica assistita da computer ha migliorato la qualità del dato “grezzo”, grazie all’inserimento di parte del piano di verifica già all’interno del questionario. Pertanto, il buon livello qualitativo dei dati grezzi minimizza l’impatto dei piani di check sul file dati. Nella fase di controllo, gli errori riscontrati consentono di intervenire tempestivamente sul questionario per apportare le modifiche necessarie per garantire la correttezza dei dati.

Terminata la fase di individuazione degli errori, inizia la fase di correzione e imputazione, in cui i valori classificati come inaccettabili devono essere sostituiti con valori vicini a quelli veri, integrando le eventuali informazioni mancanti. La fase di correzione consiste nell’applicazione di una procedura costituita da più moduli tra i quali il sistema di controllo e correzione - SCIA - interamente implementato sulla base della metodologia di Fellegi e Holt. L’imputazione si avvale di due approcci, quello deterministico, per gli errori di tipo sistematico, costituito da regole di imputazione deterministica del tipo “IF (localizzazione dell’incompatibilità) THEN (correzione dell’errore)”, e l’approccio probabilistico per errori di tipo non sistematico. Nel caso in cui vengano attivate una o più regole d’incompatibilità, l’algoritmo ha il compito di riportare il record ad una situazione di correttezza.

Nell’indagine forze di lavoro gli strumenti utilizzati per l’imputazione probabilistica si differenziano in base al tipo di variabili: per le variabili qualitative si fa riferimento ai metodi di tipo hot-deck, in particolare metodi da donatore sviluppati da Fellegi e Holt, mentre per variabili quantitative come ad esempio il reddito dei lavoratori dipendenti, i valori anomali o mancanti sono imputati tramite il software IVEware, che utilizza modelli di regressione. Altri importanti elementi di controllo e correzione riguardano la congruenza tra la descrizione aperta della professione e dell’attività economica con il codice di attività economica inserito dal rilevatore e la “procedura famiglie”, che permette di verificare la coerenza delle informazioni e di ricostruire i nuclei presenti nella famiglia di fatto, classificandoli secondo un set di tipologie familiari.

Il principio su cui si basa ogni metodo di stima campionaria è che le unità appartenenti al campione rappresentino anche le unità della popolazione che non sono incluse nel campione. A tal fine, ad ogni unità campionaria viene attribuito un peso, chiamato peso di riporto all’universo, che esprime quante unità della popolazione sono rappresentate dall’unità in questione. Il calcolo delle stime avviene dunque calcolando le frequenze pesate (assolute, relative o percentuali) o le medie ponderate delle variabili di interesse. Per la produzione delle stime della Rilevazione sulle forze di lavoro (analogamente a quanto avviene per la maggior parte delle indagini campionarie condotte dall’Istat e da altri Istituti nazionali di statistica) viene utilizzato uno stimatore di ponderazione vincolata (calibration estimator). La costruzione dei pesi di riporto all’universo si basa sulla risoluzione di un problema di minimo vincolato, nel quale si impone l’uguaglianza delle stime campionarie del totale di alcune variabili ausiliarie con i rispettivi totali noti riferiti alla popolazione desunti da fonti esterne all’indagine. In questo modo, si garantisce che il campione, una volta pesato, riproduca la stessa struttura della popolazione rispetto alla distribuzione delle variabili ausiliarie; quanto più le variabili ausiliarie considerate sono correlate con le variabili oggetto d’indagine, tanto più migliora l’efficienza delle stime prodotte (espressa in termini di mean square error).

Più in dettaglio, il calcolo dei pesi di riporto all’universo si articola in tre fasi distinte. La prima fase prevede il calcolo del peso diretto ottenuto come il reciproco della probabilità di inclusione (cioè la probabilità che ogni famiglia ha di far parte del campione); nella seconda fase, per tenere conto delle interviste che non è stato possibile realizzare in ciascun comune, si determina un correttore del peso diretto, detto correttore per mancata risposta totale; la terza fase riguarda la calibrazione, cioè il vincolo delle stime ottenute con il peso diretto corretto per mancata risposta totale ai “totali noti” sulla popolazione desunti da fonti anagrafiche, rappresentati essenzialmente dalla distribuzione della popolazione per sesso e classi di età a livello regionale (come stabilito dal regolamento europeo 577/98 [17]) e provinciale (per consentire la diffusione delle stime annue provinciali). La metodologia adottata consente di calcolare lo stesso peso di riporto all’universo per tutti gli individui appartenenti alla stessa famiglia, garantendo dunque la coerenza di stime individuali e familiari.

Il calcolo dei pesi di riporto all’universo viene effettuato utilizzando il software Genesees prodotto dall’Istat e disponibile sul sito dell’Istituto. Come è noto ad ogni stima campionaria è associato un certo livello di errore, denominato appunto errore campionario, che deriva dall’aver osservato solo un campione dell’intera popolazione di riferimento. Lo stesso software utilizzato per il calcolo dei pesi di riporto all’universo consente di stimare anche gli errori campionari associati alle stime delle variabili di interesse. Dopo aver calcolato le stime degli errori campionari riferiti a un ampio numero di variabili, a vari livelli territoriali, vengono stimati i modelli sintetici degli errori campionari: questo metodo si basa sulla determinazione di una semplice funzione matematica che mette in relazione ciascuna stima con la stima del proprio errore campionario. In questo modo si offre la possibilità agli utenti di calcolare l’errore campionario associato a una qualsiasi stima prodotta dall’indagine, a differenti livelli territoriali, in modo da poterne valutare la precisione e l’affidabilità.

Indicatori di qualità (errori campionari e non campionari)

La stima dell’errore campionario è realizzata per ogni trimestre e in media d’anno: le informazioni sull’errore campionario sono rese disponibili agli utenti che utilizzano i file di microdati e in occasione del rilascio delle stime provinciali [18] annue. Riguardo l’errore non campionario, nei quality report pubblicati da Eurostat sono pubblicati alcuni indicatori [19], quali il tasso di risposta, l’incidenza dei rifiuti sulle mancate risposte e il tasso di proxy. Nel 2013 il tasso di risposta è stato pari all’88,3%, i rifiuti hanno inciso per circa il 28,5% sulle mancate risposte, le risposte proxy hanno riguardato il 17,7% degli intervistati.

Storia

La prima rilevazione su scala nazionale è stata condotta nel mese di settembre del 1952, su impulso della Commissione parlamentare di inchiesta sulla disoccupazione. Fino a quel momento, L’Istat aveva già sperimentato la rilevazione a scale territoriali ridotte. A partire dal 1954, l’indagine è diventata annuale e dall’aprile del 1959 ha assunto una cadenza trimestrale (con settimana di riferimento fissa nel trimestre), che ha mantenuto fino alla fine del 2003, per diventare successivamente un’indagine continua. Prima del 2004 la rilevazione era condotta tramite questionario cartaceo con intervista diretta alle famiglie. Queste venivano estratte casualmente dai registri anagrafici e intervistate, da rilevatori individuati dai comuni, secondo modalità e tempi stabiliti dall’Istat. Il campione era a due stadi (comuni e famiglie), con stratificazione dei comuni per ampiezza demografica.

A partire dal 1959, è stata inserita la rotazione delle famiglie selezionate: a ogni ciclo solo una parte delle famiglie-campione era rinnovata, mentre una parte veniva re-intervistata secondo lo schema “2-(2)-2”, in base al quale ogni famiglia viene intervistata per due trimestri consecutivi, esce temporaneamente dal campione per due trimestri e viene nuovamente intervistata per due trimestri successivi, per poi uscire definitivamente dal campione.

Nel 1977, in un clima segnato da significative trasformazioni che hanno interessato il mercato del lavoro e i modi stessi della produzione, l’indagine ha subìto una profonda ristrutturazione, finalizzata a cogliere meglio alcune zone grigie del mercato del lavoro, come l’occupazione “irregolare” o lo “scoraggiamento” rispetto alla possibilità di trovare lavoro.

Fino al 1980, la numerosità campionaria trimestrale era di circa 1.400 comuni e 90 mila famiglie; a partire da quegli anni, molte regioni iniziarono a richiedere all’Istat ampliamenti dei campioni per ottenere stime attendibili dei più importanti aggregati anche a livello provinciale. L’Istituto ha quindi rivisto il piano di campionamento aumentando la numerosità campionaria e ridefinendo la sua allocazione tra i domini territoriali pianificati (province, regioni e ripartizioni), in modo da assicurare il rispetto di prefissati livelli negli errori delle stime territoriali. Questi ampliamenti hanno portato la dimensione del campione del 1990 a circa 2 mila comuni e 140 mila famiglie per trimestre.

Successivamente, a seguito di un regolamento comunitario [20], nell’ottobre 1992 è stata realizzata un’ulteriore revisione dell’indagine che ha portato all’adozione di un nuovo questionario e di nuove definizioni relative all’età lavorativa (che prima comprendeva anche i 14enni) e alle persone in cerca di lavoro, che dal 1992 in poi erano considerate tali soltanto se avevano effettuato almeno una azione di ricerca attiva di lavoro nelle quattro settimane precedenti quella di riferimento.

Nel 1999, l’Istat inizia lo studio che nel 2004 ha portato all’assetto attuale della Rilevazione sulle forze di lavoro. Quest’ultima revisione, resa necessaria dal regolamento europeo n. 577/98 [21] e finalizzata all’armonizzazione dell’indagine tra i paesi membri dell’Ue, ha implicato una profonda modifica del disegno campionario introducendo notevoli innovazioni sia sul piano contenutistico e definitorio sia su quello tecnico-organizzativo.

Per studiare l’impatto delle modifiche introdotte sui risultati dell’indagine, durante tutto il 2003 e il primo trimestre del 2004, la rilevazione è stata condotta utilizzando in parallelo la vecchia e la nuova metodologia, finché quest’ultima non ha definitivamente sostituito la precedente. L’impianto del 2004 prevede che la rilevazione abbia carattere continuo. Si è passati, cioè, da interviste riferite a una singola settimana per trimestre a una raccolta di informazioni svolta in tutte le settimane dell’anno, su un campione inizialmente di oltre 300 mila famiglie residenti distribuite in circa 1.300 comuni italiani (per un totale di circa 800 mila individui). Come in passato, nella nuova Rilevazione sulle forze di lavoro ogni famiglia è soggetta a un ciclo di quattro interviste. La nuova rilevazione incorpora anche importanti novità sul piano dei contenuti e introduce nuovi approfondimenti sulle forme di occupazione standard e non standard, sui fattori individuali, familiari e sociali che concorrono a determinare la diversa partecipazione al lavoro della popolazione, sulla mobilità occupazionale, sul cambiamento delle professioni.

Pur rimanendo invariata la definizione di occupazione in confronto alla precedente indagine, nel 2004 è stata introdotta un’innovazione significativa nella sequenza dei quesiti utilizzati per rilevare la condizione di occupato. Infatti, per ottenere una maggiore corrispondenza tra la definizione condivisa a livello europeo e la sua traduzione operativa, nella nuova indagine la rilevazione della condizione di occupato non si avvale più della condizione soggettiva dichiarata dall’intervistato ma viene rilevata grazie alle prime domande del questionario, riferite direttamente alla situazione lavorativa nella settimana di riferimento (vale a dire aver svolto almeno un’ora di lavoro retribuito o essere stati assenti dal lavoro). La condizione soggettiva viene comunque rilevata ma la domanda è collocata più avanti nel questionario. Al fine di svolgere un’analisi di lungo periodo, pur in presenza di modifiche intervenute nel corso del tempo nella raccolta dei dati, la rilevazione ha previsto lavori di ricostruzione di serie storiche. Un basilare lavoro di ricostruzione di dati trimestrali è stato effettuato con riferimento al periodo che va dal IV trimestre 1992 al IV trimestre 2003, al fine di eliminare il break dovuto al passaggio dall’indagine trimestrale a quella continua, avvenuto nel 2004; i risultati sono stati diffusi contestualmente ai dati del I trimestre 2004. Successivi lavori di ricostruzione hanno riguardato l’ampliamento del dettaglio informativo di tali serie. Di recente è stato condotto un’ulteriore lavoro di ricostruzione [22] con l’obiettivo di estendere l’arco temporale coperto dalle serie fino al I trimestre 1977, ovvero l’anno a partire dal quale si ha la disponibilità di microdati dell’indagine, fondamentali ai fini della ricostruzione (per gli anni precedenti non è stato possibile effettuare la ricostruzione perché non si è in possesso di basi di microdati affidabili in relazione ad alcune variabili strategiche).

Prospettive

L’indagine è costantemente oggetto di procedure di miglioramento che riguardano la qualità dei dati e il monitoraggio del lavoro sul campo e la formazione dei rilevatori. Un campo molto promettente di sviluppo per il futuro sarà sicuramente la possibilità di confrontare e integrare le informazioni dell’indagine campionaria con gli archivi provenienti da fonti amministrative. In ambito europeo è stato avviato nel 2011 un importante lavoro di revisione dell’indagine (Labour Force Survey) con l’obiettivo di introdurre modifiche negli aspetti metodologici organizzativi e contenutistici, volte a migliorare la qualità o la comparabilità tra paesi delle informazioni raccolte. Un elemento cruciale di tale processo di modernizzazione è la modularizzazione delle indagini sulle famiglie e sugli individui, cioè l'organizzazione dei contenuti informativi delle rispettive indagini in moduli omogenei e armonizzati, da rilevarsi anche con diverse frequenze.

I nuovi regolamenti europei che introdurranno questi cambiamenti entreranno in vigore presumibilmente nel 2018-2019.

Classificazioni

CLASSIFICAZIONE ATTIVITA’ ECONOMICA [23]: Ateco 2007. Tale classificazione costituisce la versione nazionale della nomenclatura europea, Nace Rev.2, pubblicata sull'Official Journal il 20 dicembre 2006 (Regolamento (CE) n.1893/2006 del PE e del Consiglio del 20/12/2006).

CLASSIFICAZIONE DELLE PROFESSIONI [24]: A partire dal 2011 l'Istat ha adottato la nuova classificazione delle professioni CP2011, frutto di un lavoro di aggiornamento della precedente versione (CP2001) e di adattamento alle novità introdotte dalla International Standard Classification of Occupations - Isco08 [25].

Altre classificazioni utilizzate nell’indagine sono:

Codici dei comuni, delle provincie e delle regioni [26];

Classificazione degli stati esteri [27];

Nomenclature of Territorial Units for Statistics – NUTS [28].

Riferimenti normativi

Il principale riferimento normativo per la rilevazione sulle forze di lavoro è il Regolamento comunitario n. 577/98 [29], che ha definito le regole principali per la conduzione di un’indagine campionaria armonizzata nella comunità europea. Successivi regolamenti hanno ulteriormente definito concetti e variabili della rilevazione. I più recenti sono il n. 1897/2000 [30](che definisce il concetto di persona in cerca di occupazione) e il n. 377/2008 [31] (che fornisce la lista delle variabili dell’indagine).I temi dei moduli ad hoc sono definiti da appositi regolamenti di programmazione triennale della Commissione Europea, l’ultimo dei quali è il n. 220 del 2010 in cui sono riportati i temi dei moduli ad hoc per il periodo 2013-2015 (2013 “Incidenti sul lavoro e altri problemi di salute sul lavoro”; 2014 “Integrazione dei migranti e dei loro discendenti nel mercato del lavoro”; 2015 “Organizzazione del lavoro e flessibilità degli orari di lavoro”). Successivamente, specifici regolamenti definiscono i contenuti e le variabili da rilevare per ciascun modulo ad hoc annuale. L’indagine rientra tra quelle inserite nel Piano Statistico Nazionale (PSN) riportate nel decreto del Presidente della Repubblica del 19 luglio 2013 "Elenco delle rilevazioni statistiche rientranti nel Programma statistico nazionale per il triennio 2011-2013 Aggiornamento 2013, per le quali sussiste l'obbligo dei soggetti privati di fornire i dati e le notizie che siano loro richiesti, a norma dell'articolo 7 del decreto legislativo 6 settembre 1989, n.322 (Gazzetta Ufficiale 28/08/2013 – serie generale – n. 201). Nelle more dell'entrata in vigore del Psn 2014-2016, la legge n. 125 del 30 ottobre 2013 [32], proroga l'efficacia del Psn 2011-2013 e i relativi elenchi delle indagini con obbligo di risposta.

Fonti complementari eventuali

Un'altra fonte cui si fa frequentemente ricorso per le statistiche sull'occupazione è quella dei conti nazionali. Entrambe le fonti si avvalgono di definizioni simili sull'occupazione, basate rispettivamente sugli standard internazionali dell'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) e sul sistema europeo dei conti nazionali. Le principali definizioni (occupati e disoccupati) utilizzate nell’indagine sulle forze di lavoro sono riportate nelle risoluzioni e guidelines (13th ICLS, 1982) e pubblicate sul sito dell’organizzazione [33] ; [34]. Nell’ambito della La 19esima Conferenza Internazionale degli Statistici sul Lavoro (ILO) ha adottato in data 11 Ottobre 2013 la Risoluzione [35] riguardante le statistiche sul lavoro, l'occupazione e il sottoutilizzo della forza lavoro. Tale risoluzione sarà analizzata e discussa in ambito Eurostat a partire dal 2014.

Una terza fonte di informazione, sia a livello nazionale che internazionale, proviene dalle statistiche sulle imprese i cui contenuti sono definiti nel regolamento CE n. 1158/2005.

Link

Pubblicazioni e dati Istat:

I.stat, [36]

Rapporto annuale, [37]

Annuario statistico italiano, [38]

Noi Italia, [39]

Italia in cifre, [40]

Rapporto BES, [41]

Database Eurostat:

[42]

Definizioni ILO

13esima conferenza, attualmente in vigore: [43]

19esima conferenza, in corso di discussione: [44]

Quality report Eurostat

[45]

Moduli ad hoc Eurostat

[46]

Regolamenti Eurostat

n.377/2008 (lista delle variabili dell’indagine): [47]

n. 1897/2000 (definizione di persona in cerca di occupazione): [48]

n.577/98 (passaggio all’indagine continua): [49]

Regolamento comunitario ottobre 1992

[50]

Strategia Europa 2020

[51]

Questionario indagine

[52]

Lettera presentazione indagine

[53]

Contabilità Nazionale

[54]

Glossario

[55]

Riferimenti bibliografici

Collana Istat Metodi e Norme

Classificazione delle attività economiche - Ateco 2007 , Metodi e Norme, n. 40, Anno 2009.

La progettazione e lo sviluppo informatico del sistema Capi sulle forze di lavoro, Metodi e Norme, n. 36, Anno 2008.

Come si progetta il monitoraggio del lavoro sul campo di un'indagine sulle famiglie, Metodi e Norme, n.34, Anno 2007, Parte terza - Il monitoraggio delle diverse fasi del lavoro sul campo della indagine forze di lavoro, pag.123-284.

La rilevazione sulle forze di lavoro: contenuti, metodologie, organizzazione, Metodi e Norme, n.32, Anno 2006.

Gli stranieri nella rilevazione sulle forze di lavoro, Metodi e Norme, n.27, Anno 2006.

La rete di rilevazione Capi dell’Istat per la conduzione dell’indagine continua sulle Forze di Lavoro, Metodi e Norme, n.24, Anno 2005.

Classificazione delle professioni, Metodi e Norme, n.12, Anno 2001.

Collana Istat Argomenti

La disoccupazione tra passato e presente, Argomenti, n. 41, Anno 2011.

I tempi del lavoro, Argomenti, n. 40, Anno 2011.

Gli stranieri nel mercato del lavoro. I dati della rilevazione sulle forze di lavoro in un'ottica individuale e familiare, Argomenti, n. 36, Anno 2008.

Conciliare lavoro e famiglia. Una sfida quotidiana, Argomenti, n. 33, Anno 2008.

L'organizzazione dei tempi di lavoro: la diffusione degli orari "atipici", Argomenti, n. 28, Anno 2004.

Statistiche Report

Indicatori complementari

Disoccupati, inattivi e sottoccupati. Indicatori complementari al tasso di disoccupazione (periodo di riferimento: anno 2012), 11 aprile 2013.

Recenti moduli ad hoc

Conclusione dell’attività lavorativa e transizione verso la pensione, 19 dicembre 2013

Limitazioni nello svolgimento dell’attività lavorativa delle persone con problemi di salute, 3 maggio 2013.

La conciliazione tra lavoro e famiglia, 28 dicembre 2011.

Ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, 30 settembre 2010.

L’integrazione nel lavoro degli stranieri e dei naturalizzati italiani, 14 dicembre 2009.

Dati longitudinali

La mobilità nel mercato del lavoro: principali risultati del periodo 2004-2008, 1 febbraio 2010.

Serie storiche

Occupati e disoccupati. Dati ricostruiti dal 1977, 24 aprile 2013.

La ricostruzione delle serie storiche dei principali indicatori del mercato del lavoro, 28 settembre 2004.

Altre pubblicazioni

L’Italia in 150 anni. Sommario di statistiche storiche 1861-2010, 18 gennaio 2012.

Scheda redatta da

Francesca della Ratta Rinaldi, Miriam De Santis, Elisa Marzilli