Notifiche delle malattie infettive

Da schedefontidati.istat.it.


Notifiche delle malattie infettive

Il sistema informativo delle malattie infettive e diffusive è attualmente regolato dal decreto ministeriale del 15 dicembre 1990 [1] e successiva modifica relativa alla tubercolosi e alla micobatteriosi (Decreto ministeriale 29 luglio 1998, [2]). Con questi decreti il Ministero della Sanità (attualmente Ministero della Salute) ha stabilito l’elenco delle malattie infettive e diffusive che danno origine a particolari misure di sanità pubblica.

Il decreto individua nel Ministero, nell’Istituto superiore di sanità (Iss) e nell’Istat gli enti centrali preposti alla raccolta dei dati. In particolare, il Ministero riceve i dati relativi a tutte le malattie (eccetto l’Aids, rilevata attraverso un registro dal Centro operativo Aids dell’Iss), mentre l’Iss e l’Istat ricevono i dati relativi solo a una parte delle malattie soggette a notifica obbligatoria. Questo ha determinato nel tempo delle inefficienze legate alla sovrapposizione di ruoli e alla duplicazione di dati, per cui attualmente è in corso una revisione del decreto stesso.

Obiettivi conoscitivi e quadro di riferimento

La finalità della rilevazione è il monitoraggio dei casi notificati con lo scopo di individuarne e seguirne la stagionalità per predisporre i mezzi di prevenzione e di lotta alle malattie infettive.

Pur trattandosi di una rilevazione totale, il monitoraggio dell'andamento delle malattie infettive è in alcuni casi reso difficile dal problema della sottonotifica, che determina un'elevata variabilità nei dati. Le variazioni che si osservano nel tempo, quindi, non sono sempre riconducibili a modificazioni del quadro epidemiologico, ma possono derivare dalla mancata notifica di alcuni casi. Ciò avviene ad esempio per le malattie maggiormente diffuse nell'età infantile, quali la rosolia, il morbillo, la scarlattina, la varicella. Si può, invece, fare maggiore affidamento sull’ammontare delle notifiche relative alle patologie meno usuali.

Contenuti

Le malattie soggette a notifica obbligatoria sono suddivise nel decreto in cinque classi:

Classe I: malattie per le quali si richiede segnalazione immediata o perché soggette al regolamento sanitario internazionale o perché rivestono particolare interesse: colera, febbre gialla, febbre ricorrente epidemica, febbri emorragiche virali, peste, poliomielite, tifo esantematico, botulismo, difterite, influenza con isolamento virale, rabbia, tetano, trichinosi.

Classe II: malattie rilevanti perché ad elevata frequenza e/o passibili di interventi di controllo: blenorragia, brucellosi, diarree infettive non da salmonelle, epatite virale A, epatite virale B, epatite virale non A e non B, epatite virale non specificata, febbre tifoide, legionellosi, leishmaniosi cutanea, leishmaniosi viscerale, leptospirosi, listeriosi, meningite ed encefalite acuta virale, meningite meningococcica, morbillo, parotite, pertosse, rickettsiosi diversa da tifo esantematico, rosolia, salmonellosi non tifoidea, scarlattina, sifilide, tularemia, varicella.

Classe III: malattie per le quali sono richieste particolari documentazioni: Aids, lebbra, malaria, micobatteriosi non tubercolare, tubercolosi. Con il decreto ministeriale del 29 luglio 1998 il Ministero della salute ha modificato la scheda di notifica dei casi di tubercolosi e di micobatteriosi non tubercolare.

Classe IV: malattie per le quali alla segnalazione del singolo caso da parte del medico deve seguire la segnalazione della Asl solo quando si verificano focolai epidemici: dermatofitosi (tigna), infezioni, tossinfezioni ed infestazioni di origine alimentare, pediculosi, scabbia.

Classe V: malattie infettive e diffusive notificate alla Asl e non comprese nelle classi precedenti, per le quali non è prevista una scheda standardizzata.

Le principali variabili incluse nella rilevazione sono riferite al luogo di notifica (regione, provincia, comune, Asl), al tipo di malattia (codificata secondo i codici della International classification of diseases Icd9), alla data di notifica e ai dati anagrafici del paziente (età, sesso e luogo di residenza).

Output informativo

L’indagine fornisce alcuni indicatori per monitorare l’andamento del fenomeno nel tempo secondo alcune caratteristiche quali l’età, il sesso e la residenza. L’indicatore appropriato risulta essere il tasso di notifiche calcolato su 100.000 abitanti.

Il calcolo anche del tasso standardizzato consente di effettuare dei confronti spazio-temporali al netto delle differenti strutture per età.

Diffusione

I dati vengono diffusi annualmente e in forma definitiva all’interno del sistema informativo ‘’Health for All – Italia’’ (cfr Pagina corrispondente) [3] contenente dati e metadati su molteplici aspetti legati alla salute e alla sanità.

Processo e metodologie

Periodicità

La rilevazione è annuale.

Unità di rilevazione e unità di analisi

L’unità di rilevazione è la ASL (Azienda sanitaria locale).

Le unità di analisi principali sono le malattie infettive e i focolai epidemici.

Disegno campionario

L’indagine è esaustiva pertanto vengono rilevati tutti i casi di notifiche di malattie infettive: la numerosità indicativa è di circa 110.000 casi annui.

Tecnica di indagine e organizzazione della rilevazione

L’indagine si basa sulla trasmissione di dati amministrativi individuali. Tali dati, originariamente riportati su modelli cartacei, sono attualmente trasmessi solo su supporto informatico.

Il decreto citato prevede l’obbligo per il medico di notificare all’Azienda sanitaria locale (Asl) di competenza tutti i casi di malattie infettive e diffusive pericolose per la salute pubblica di cui sia venuto a conoscenza nell’esercizio della sua professione.

Le Asl sono tenute, a loro volta, a comunicare le informazioni, ricevute dai medici, alla Regione. Questa, con modalità diverse a seconda dei tipi di malattia, deve comunicare i dati al Ministero della salute, all’Istituto superiore di sanità e all’Istat.

Storia

La rilevazione statistica delle malattie infettive ebbe inizio in Italia nel 1888, anno di promulgazione delle prime leggi organiche sulla sanità pubblica. Dal 1934 al 1952 i dati sulle malattie infettive e diffusive soggette a denuncia obbligatoria sono stati ricavati dalle elaborazioni delle notizie riportate sul modello 15 di sanità pubblica, compilato dalle strutture sanitarie locali a seguito delle denunce presentate dai medici in ottemperanza a quanto disposto nel T.u. delle leggi sanitarie approvato con r.d. n. 1265 del 27 luglio 1934 e successivamente nei decreti ministeriali del 5 luglio 1975 e del 7 febbraio 1983. L’Istat è stato preposto alla raccolta ed elaborazione statistica dei dati con la legge n. 572 del 17 maggio 1952. Dal 1990 l’intero sistema informativo sulle malattie infettive e diffusive, come detto in precedenza, è regolato dal decreto ministeriale del 15 dicembre 1990, con il quale il Ministero della sanità ha aggiornato e modificato l’elenco delle malattie infettive e diffusive che danno origine a particolari misure di sanità pubblica.

Prospettive

Il Ministero della Salute sta provvedendo a modificare il decreto che regola la rilevazione delle malattie infettive soggette a notifica obbligatoria. Il nuovo decreto definirà una nuova lista di malattie e ridisegnerà l’intero sistema informativo, modificando sia il flusso dei dati, sia le modalità per la notifica dei casi.

Classificazioni

Classificazioni territoriali dell’Istat sui Comuni, Province e Regioni [4].

International classification of diseases Icd9 [5].

Riferimenti normativi

Decreto ministeriale del 15 dicembre 1990 [6] e successiva modifica relativa alla tubercolosi e alla micobatteriosi (Decreto ministeriale 29 luglio 1998, [7]).

Riferimenti bibliografici

ISTAT, Health for All – Italia, Sistema informativo territoriale su sanità e salute [8].

ISTAT, L’archivio della statistica italiana [9].

MINISTERO DELLA SALUTE, Bollettino epidemiologico nazionale delle malattie infettive [10].

ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’, Centro nazionale Aids [11].

Scheda redatta da:

Loghi Marzia

loghi@istat.it