Rilevazione dei Delitti denunciati dalle Forze di polizia all'Autorità giudiziaria: i delitti, le vittime e gli autori

Da schedefontidati.istat.it.


Rilevazione: Numero dei delitti denunciati all'Autorità giudiziaria dalle Forze di polizia (codice Programma Statistico Nazionale: INT-00062) - Titolare: Ministero dell’interno. Rielaborazione: Delitti denunciati dalle Forze di polizia all'Autorità giudiziaria (codice Programma Statistico Nazionale: IST-01002) - Titolare: Istat.


Obiettivi conoscitivi e quadro di riferimento

La domanda di informazione statistica nell’ambito della giustizia e della criminalità è sempre stata elevata al fine di monitorare la criminalità e pianificare attente politiche di prevenzione del settore. Di recente si è però assistito a un mutamento delle esigenze conoscitive, soprattutto a livello internazionale. Se, da un lato, si continua ad avvertire la necessità di monitorare il fenomeno della criminalità in generale e dei suoi attori principali, cioè gli autori dei reati, dall’altro sta crescendo in misura rilevante l’attenzione sulle vittime della criminalità e sulla relazione tra gli autori e le vittime stesse, oltre che su alcuni reati emergenti, soprattutto se considerati nella nuova ottica di crimine transnazionale.

Tale domanda è costituita da una parte ricorrente, che si esplicita attraverso richieste annuali o comunque periodiche, e una che muta con l’evoluzione della società. Generalmente non nasce da normative che ne impongono la raccolta, quanto da esigenze di ricerca scientifica, di indirizzo politico nazionale e transnazionale, di monitoraggio delle leggi promulgate e dei fenomeni di volta in volta oggetto di studio. Le Nazioni Unite - in particolare UNODC e UNECE - il Consiglio d’Europa, le Commissioni europee ed Eurostat richiedono periodicamente dati inerenti il numero e il tipo di reati, le caratteristiche degli autori dei reati e delle vittime, la relazione tra autore e vittima dei reati. Inoltre, l’interesse si focalizza su alcuni fenomeni attualmente emergenti come il traffico di esseri umani, il riciclaggio del denaro, la contraffazione dei beni culturali o la corruzione.

In ambito nazionale l’esigenza conoscitiva è molto varia, sia rispetto al tipo di richiesta che al tipo di ente che la promuove. Tra gli utenti hanno un ruolo di rilievo il Parlamento, con richieste periodiche, per le relazioni annuali, e occasionali, in relazione alle singole interrogazioni, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e i diversi Ministeri, la Banca d’Italia, gli enti locali, le Università, le associazioni nazionali e umanitarie, le redazioni giornalistiche e i privati cittadini. Particolarmente forte è la domanda di dati che proviene dai comitati interministeriali e dai gruppi di lavoro, tra cui il Comitato dei diritti umani e la task force sulla violenza contro le donne, che sempre più pongono sfide nella direzione della integrazione tra le fonti dei dati.

L’interesse è pure sull’analisi del territorio, basti pensare al sistema di indicatori per lo sviluppo territoriale che utilizza i dati delle statistiche di polizia al fine di stabilire politiche regionali. La statistica chiamata storicamente della delittuosità, fornisce molte di queste informazioni, sui delitti e sulle persone denunciate all’Autorità Giudiziaria a partire dal 1955 e sulle caratteristiche degli autori e delle vittime dei reati dal 2006. Naturalmente si tratta di una delle fonti più preziose per rilevare la criminalità ufficiale, mentre sono le indagini sulle vittime che possono portare alla luce il sommerso di alcuni reati.

Contenuti

I dati di questa rilevazione si riferiscono alle fattispecie delittuose consumate e tentate, rilevate dalle Forze di polizia operanti sul territorio nazionale, che provvedono a registrarle nel “Sistema di Indagine” (SDI). Tale sistema informatizzato, nato a scopo prevalentemente investigativo, consente di monitorare l'andamento dei delitti, sia di quelli tradizionali che di quelli emergenti, che determinano effetti di insicurezza sociale. Più in particolare, i dati sono relativi alle denunce/querele dei reati pervenute alle Forze dell’ordine da parte dei cittadini o emersi grazie all’azione investigativa delle Forze di Polizia. Questa rilevazione non comprende tutti i fatti di reato denunciati, poiché ne sono, esclusi quelli direttamente segnalati all’Autorità giudiziaria o per iniziativa di questa iscritti nei registri giudiziari. In sostanza: tutti i fatti di reato rilevati dalle forze dell’ordine risultano anche nella rilevazione giudiziaria, che ne contiene anche degli ulteriori; per lo alcuni tipi di reato - es. per furto e omicidio - lo scarto è minimo e conseguentemente le due rilevazione sono pressoché coincidenti. Non è così, però, per altri tipi di reati, ad esempio lo stalking e molti di quelli espressivi di violenza di genere contro le donne, per i quali è elevato il numero di fatti violenti che giungono all’attenzione della magistratura e non delle forze dell’ordine.

Dal 2004 all’Istat pervengono i dati dei delitti (circa 30 tipi di delitto, che incrociati con le caratteristiche di dettaglio portano a circa 80 voci distinte) e delle segnalazioni sugli autori segnalati, arrestati o denunciati all’Autorità Giudiziaria. Tuttavia, tra questi 30 delitti non sono contemplati reati importanti, come quelli più rappresentativi della violenza di genere, come i maltrattamenti in famiglia, lo stalking ed altri, o ad esempio la contraffazione, la tratta di esseri umani, la corruzione, i reati contro l’ambiente, per citarne solo alcuni.

All’interno dello SDI i delitti sono identificati dalla loro qualificazione giuridica, la loro registrazione avviene infatti utilizzando come codifica l’articolo (ed eventualmente il comma) del codice penale o gli estremi identificativi (numero legge, anno, articolo, …) per le altre leggi. Alcune fattispecie di reato sono individuate, tuttavia, dall’unione dell’articolo con altre informazioni basilari, come l’oggetto del reato, il luogo, il modus operandi. È proprio grazie a queste informazioni che è possibile infatti ricostruire in modo più preciso l’evento delittuoso, secondo modalità più idonee a rappresentare maggiormente anche l’aspetto sociale del fenomeno della criminalità. Prendono così forma reati come il borseggio, il furto di veicolo o di oggetti dai veicoli in sosta, le rapine in banca o negli uffici postali e così via. Queste informazioni sono peraltro essenziali per permettere di conoscere più minuziosamente la criminalità al fine di progettare più attente politiche di prevenzione e monitoraggio del crimine.

Dal 2006, inoltre, il Ministero fornisce all’Istat anche i dati inerenti le caratteristiche degli autori e delle vittime dei reati: il sesso, la classe di età di appartenenza, la cittadinanza. Manca tuttavia un’informazione molto importante, soprattutto nel caso di reati che riguardano la violenza, cioè quella inerente la relazione tra la vittima e l’autore. Solo il database operativo dedicato agli omicidi, che il Ministero dell’Interno ha predisposto dal 2002, rileva infatti la relazione tra l’autore e la vittima dell’omicidio, permettendo così di conoscere quante donne sono uccise da partner o da parenti, quanti uomini sono uccisi da sconosciuti, e così via. Nel database degli omicidi sono presenti anche le variabili: sesso, età, cittadinanza della vittima, movente presunto dell’omicidio, ambito dell’omicidio (ad esempio la criminalità comune o la criminalità organizzata).

Output informativo

I dati sono diffusi abitualmente in valore assoluto, per permetterne un utilizzo autonomo da parte dei fruitori. Ad essi si accostano valori depurati dalla dimensione demografica, solitamente rapporti per 100.000 abitanti, e variazioni percentuali per analizzare l’andamento temporale. Viene inoltre proposta per ciascun tipo di delitto, come indicatore, la proporzione di delitti di cui si è scoperto l’autore nell’anno di riferimento. Questa viene calcolata come rapporto percentuale tra il numero di delitti di un tipo (es. rapine) commessi nell’anno di cui si scopre almeno un autore e il totale dei delitti di quel tipo (tutte le rapine) commessi nell’anno. Ovviamente prima del pronunciamento definitivo dell’Autorità Giudiziaria si può parlare solo di autore presunto. L’indicatore precedentemente descritto deve essere letto con attenzione, poiché sottostima l’effettiva proporzione di delitti “risolti” dalle Forze di polizia, in quanto non considera quelli commessi nell’anno di cui si scopre l’autore in anni successivi. Di contro, esso ha il pregio di non risentire di situazioni limite (effettivamente verificabili in piccoli ambiti territoriali per delitti poco frequenti), in cui si registra la scoperta degli autori di delitti commessi in anni precedenti a fronte dell’assenza di delitti di quel tipo in quell’anno, il che porterebbe a un apparente paradosso logico.

I dati riportati vengono analizzati nella loro evoluzione spazio-temporale. Le serie storiche molto lunghe, dal 1955 per alcuni delitti e dal 1983 per quasi la loro totalità, permettono l’osservazione e l’analisi dei trend della criminalità nel suo complesso e dei singoli reati. Tutti i dati sono disponibili sempre almeno a livello regionale, e in alcuni periodi a livello provinciale e di capoluogo di provincia.

Un ulteriore utilizzo dei dati di polizia, iniziato a partire del 2013 è rappresentato dagli indicatori per il Bes (benessere equo e sostenibile) costruiti per il dominio sicurezza. I tassi di borseggio, di furto in abitazione e di rapina, utilizzati per stimare la parte oggettiva della criminalità e il suo impatto sul benessere (oltre al tasso di omicidi volontari), sono infatti degli indicatori complessi che nascono dalla combinazione delle fonti - dati di polizia e dati di indagine vittimizzazione - al fine di avere stime annuali a partire dal numero delle denunce che tengano conto del sommerso dei reati.

Diffusione

I principali risultati vengono pubblicati annualmente su volumi Istat di ampia diffusione (Annuario statistico italiano, Noi Italia, Italia in cifre, Rapporto BES) e occasionalmente in altre pubblicazioni dell’Istituto. Sempre annualmente, confluiscono nell’Annuario delle statistiche ufficiali dell’amministrazione dell’interno. Sono inoltre periodicamente diffusi da organismi internazionali quali EUROSTAT per quanto attiene alcuni dati di criminalità violenza e predatoria, come “Statistics in Focus” e report sui dati inerenti il ricilaggio del denaro sporco e la tratta di esseri umani, presso UNECE nel database sul gender statistics, per UNODC il rapporto sugli omicidi e i report della Crime Trend Survey.

I dati sono pubblicati sul sito dell’Istat fino al 2004 negli Annuari di statistiche giudiziarie penali, poi fino al 2007 nella banca dati “Sistema territoriale della giustizia”, per il 2008 e il 2009 sotto forma di tavole di dati e dal 2010 nel datawarehouse I.Stat (sono state indicati i riferimenti in cui i dati sono reperibili con maggiore completezza). Sono presenti sul web in molteplici altri siti, una parte dei quali sono indicati di seguito nella sezione link.

Processo e metodologie

Il sistema utilizzato dal Ministero dell’Interno per l’acquisizione delle denunce è, come si diceva, il sistema operativo SDI, che viene costantemente alimentato dalle 5 principali forze di polizia, Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia Forestale e Polizia Penitenziaria. Questo assetto è in vigore dal 2001 – 2003 e fornisce all’Istat dati a regime dal 2004. All’Istat viene poi inviata un'estrazione delle informazioni contenute nella sezione di utilizzo statistico della banca dati "Sistema di indagine" del Ministero dell'Interno. Le informazioni sono acquisite in forma di tabelle di frequenza.

Viene rilevata la totalità dei delitti denunciati da tali forze all’autorità giudiziaria e le variabili ad essi connesse. Il processo di validazione delle fonti prevede la verifica della completezza e della coerenza dei dati, sulla base delle quali segue, eventualmente, l’imputazione dei dati mancanti e la correzione di quelli errati. In questa fase si riconducono le modalità di alcune variabili alle classificazioni ufficiali. Poiché il contenuto della banca dati è in continua evoluzione, in ragione degli aggiornamenti legati alle indagini e ai provvedimenti dell’autorità giudiziaria, le informazioni di tipo statistico più rilevanti sono trasferite in momento dato, in un apposito datawarehouse. A partire da questo, gli Uffici centrali del Ministero dell’interno elaborano alcune informazioni per trasmetterle all’Istat, sotto forma di tavole di dati. I dati sono diffusi annualmente, ma possono essere effettuate, da parte del Ministero dell’interno, delle interrogazioni della banca dati in tempo reale.

Storia

Generalità della rilevazione e cronologia La raccolta dei dati della delittuosità ha avuto inizio il 1° gennaio 1955, in conseguenza delle decisioni di una Commissione di studio istituita nel 1951 con l’incarico di formulare un piano per il coordinamento delle statistiche penali. La Commissione era composta da rappresentanti del Ministero dell’interno, del Comando generale dei Carabinieri e dell’allora Istituto centrale di statistica. L’indagine, scaturita dai lavori della Commissione, aveva come unità di rilevazione il singolo fatto delittuoso accertato e denunciato dalle Forze dell’ordine (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di finanza). Gli organi di rilevazione erano i Commissariati della Polizia di Stato, i Comandi di stazione dei Carabinieri e i Comandi di Brigata della Guardia di finanza, che compilavano giornalmente un registro cartaceo (modello 116R), le cui risultanze giornaliere venivano sommate alla fine di ciascun mese e riportate in un modello riepilogativo del singolo Ufficio. Nella prima sezione di tale modello (modello 115), per le tipologie di delitti di maggiore interesse previste dal Codice penale e dalle leggi speciali, per le quali era stato trasmesso rapporto all’autorità giudiziaria, erano riportati il numero complessivo dei delitti, la parte di essi commessa nei comuni capoluoghi di provincia, i delitti di cui era stato scoperto l’autore, le persone denunciate in totale e quante di esse erano minorenni. Queste stesse informazioni venivano raccolte distintamente per ciascuna Forza dell’ordine. In una seconda sezione del modello erano rilevate le persone denunciate (conteggiate una sola volta, indipendentemente da quanti fossero i delitti loro attribuiti), quelle arrestate e quelle identificate (nel loro complesso, per i capoluoghi di provincia e riguardanti i minorenni), sempre distintamente per singola Forza dell’ordine. Erano rilevati inoltre i suicidi, i tentativi di suicidio e i cadaveri non identificati, nonché il numero di automezzi e persone controllati. Il modello riepilogativo mensile di ciascun ufficio, distinto per ciascuna Forza dell’ordine, era trasmesso ai propri Uffici provinciali (le Questure), ciascuno dei quali provvedeva a sommare e validare i dati di propria competenza e trasmetterli alle Prefetture. Queste ultime riportavano i dati in un unico modello (modello 114, successivamente modello 165), che era trasmesso alla Direzione centrale della Polizia criminale e all’Istat. Questa rilevazione è rimasta pressoché invariata fino al 2004, fatta eccezione per un cambiamento apportato in alcune voci della classificazione dei reati nel 1983. A partire dagli anni 2000, le modalità di gestione e trasmissione dei dati hanno subito considerevoli modifiche, grazie al progressivo utilizzo delle tecnologie informatiche. La diffusione dell’informatizzazione nelle sedi periferiche si è conclusa nel 2004, anno in cui la rilevazione tramite modelli cartacei è stata del tutto abbandonata. Inoltre, sempre a partire da questa data, è aumentato il numero di informazioni rilevate inerenti i reati, gli autori e le vittime dei reati e il campo di osservazione è stato ampliato includendo anche la Polizia penitenziaria e il Corpo forestale dello Stato. Dal 2004, i dati rilevati dalle cinque Forze di polizia (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di finanza, Polizia penitenziaria, Corpo forestale dello Stato) sono inseriti nella banca dati informatizzata Sdi, acronimo di Sistema di indagine, che ha fini prevalentemente operativi. Tale banca dati è alimentata dai singoli Uffici delle Forze di polizia (Commissariati di Pubblica sicurezza, Stazioni dei Carabinieri eccetera), come previsto dalla legge n. 128 del 2001. Nella banca dati, che contiene dati di interesse per le Forze di polizia, vengono riportate: informazioni sui fatti delittuosi, che possono dare origine a uno o più reati, notizie sui soggetti coinvolti (presunto autore/i e vittima/e, sia per le persone fisiche che per quelle giuridiche), altre informazioni attinenti gli oggetti coinvolti nella dinamica dei reati (armi, veicoli, documenti eccetera). Sia per i soggetti, che per gli oggetti predetti vengono, inoltre, registrati i provvedimenti emessi dalle autorità competenti. Avvertenze ai confronti temporali (rotture di serie): Le analisi storiche in materia di delittuosità richiedono particolari cautele. Alle modifiche legislative che hanno riguardato alcuni reati si aggiungono, infatti, quelle metodologiche intervenute nella rilevazione, nel tempo.

Si segnalano le principali variazioni: nell’anno 1983 l’introduzione di un nuovo modello di rilevazione (Istat M.165) ha modificato alcune tipologie di reati rilevati; dall’anno 2004 sono considerati, oltre ai delitti denunciati all’autorità giudiziaria da Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di finanza, anche quelli denunciati dal Corpo forestale dello Stato e dalla Polizia penitenziaria. Dall’anno 2004 i dati relativi ai delitti denunciati non sono quindi omogenei rispetto a quelli degli anni precedenti, sia per le modificazioni nel sistema di rilevazione, che per le variazioni intervenute nell’universo di rilevazione.

Prospettive

Le esigenze conoscitive sono sempre più qualificate, sia rispetto alla quantità e al livello di dettaglio delle informazioni richieste - sono esempi significativi le raccomandazioni dell’Onu volte a produrre indicatori sulla violenza altamente dettagliate per autore, intensità, tipologia e gravità della violenza - sia alla qualità dei dati, soprattutto dal punto di vista della comparabilità: ne è testimonianza la creazione a livello internazionale della Task Force on Classification, che ha l’obiettivo di redigere una classificazione dei reati armonizzata a livello internazionale e di cui fanno parte Unodc, Unece, Commissione Europea, Direction Générale Justice Liberté Sécurité (Dgjls) ed esperti provenienti da diversi Istituti di statistica e Ministeri di Giustizia o dell’Interno. Si prevede che la UN Statistical Division metterà a disposizione la nuova International Classification on Crime Statistics (ICCS), attualmente ancora in fase di sperimentazione, nel 2015. Questo segnerà un importante passo verso la comparabilità dei dati a livello internazionale. Inoltre dal momento che l’informazione statistica deve continuamente adeguarsi per far fronte alle molteplici richieste provenienti in ambito nazionale ed internazionale, finalizzate, da un lato, alla valutazione del Paese rispetto alla sua aderenza nel rispettare i diritti umani e civili della popolazione e, dall’altro, al monitoraggio di alcuni fenomeni sociali di importanza strategica, è stata richiesta al Ministero dell’interno la costituzione di una nuova Commissione Istat – Ministero dell’Interno al fine di identificare quei fenomeni criminali di cui poco o nulla si conosce. La Commissione dovrà poi individuare le possibili strategie per rendere disponibili anche altre preziose informazioni che permettono di meglio monitorare il fenomeno della criminalità. Ad esempio nel campo della violenza di genere è essenziale l’informazione, a tutt’oggi mancante sulla relazione tra la vittima e l’autore e la possibilità di mettere in relazione le caratteristiche demografiche dell’autore con quelle della vittima (questi aspetti sono stati già segnalati dalla Task force governativa sulla violenza di genere). Così come sarebbero utili dei focus di analisi tematica per esaminare la conoscenza dei percorsi di uscita dalla violenza da parte delle donne, la risposta delle forze dell’ordine, la dinamica della violenza, ad esempio quante denunce/querele la donna ha sporto, per quali reati e dopo quanto tempo dal fatto, quali misure coercitive sono state disposte dalla polizia giudiziaria, gli interventi degli agenti in casa, o comunque effettuati a seguito della chiamata o della denuncia/querela, l’invio ai servizi di accoglienza locali, la valutazione del rischio effettuata e le strategie di protezione messe in atto; così come essenziale analizzare .il numero delle vittime e della tipologia delle vittime coinvolte nell’evento della violenza (ad esempio se nell’omicidio sono state uccise altre persone, se sono coinvolti i figli della vittima o chi altri), il numero di autori (concorso di persone nel reato) e anche la pluralità di reati realizzati nella dinamica del fatto violento, o della relazione (concorso di reati e reato complesso).

Le informazioni essenziali per conoscere, monitorare e prevenire il fenomeno dovrebbero essere quindi più articolate e maggiormente collegate tra loro, ma per queste analisi spesso si necessita della disponibilità del microdato.

Classificazioni

La classificazione dei delitti avviene in sede di acquisizione sulla base della normativa italiana in materia (codice penale e leggi contenenti norme penali). In fase di rielaborazione la cittadinanza degli autori e delle vittime stranieri viene ricondotta alla classificazione ufficiale Istat degli Stati esteri.

Riferimenti normativi

Rilevazione: Circ. Amm.va 558/C/D. 3/2-1888/900(165) del 6/11/2003 del Ministero dell’Interno (atto programmatico)

Fonti complementari

Attività delle Forze di polizia nel settore degli stupefacenti (codice Programma Statistico Nazionale: INT-00013) - Titolare: Ministero dell’interno. Analisi di genere delle vittime e degli autori dei reati – studio progettuale (codice Programma Statistico Nazionale: IST-02502) - Titolare: Istat.

Link

Istat/datawarehouse Istat/giustizia e sicurezza Misure del benessere Ministero dell’interno/criminalità [1] [2] Eurostat/crime 1 Eurostat/crime metadata Unodc/crime Istat/giustizia in cifre

Riferimenti bibliografici

Programma statistico nazionale L’Italia in 150 anni. Sommario di statistiche storiche 1861-2010 – Istat, 2012


Scheda redatta da

Maria Giuseppina Muratore, Franco Turetta