Rilevazione dei matrimoni

Da schedefontidati.istat.it.



Obiettivi conoscitivi e quadro di riferimento

La rilevazione ha per oggetto tutti i matrimoni religiosi concordatari e i matrimoni civili celebrati in Italia. I dati sui matrimoni sono raccolti dall’Istat al momento della formazione dell’Atto di matrimonio, secondo quanto disposto dal Regolamento di Stato Civile. L’Istat rileva sia mensilmente il totale dei matrimoni distinti in religiosi e civili celebrati in ciascun Comune, sia i dati individuali sul matrimonio e sugli sposi relativi a ogni singolo evento.

I dati individuali sui i matrimoni (che sono oggetto di questa rilevazione) consentono di analizzare il fenomeno della nuzialità per ordine di matrimonio in relazione alle principali caratteristiche socio-demografiche degli sposi.

Tra i principali indicatori prodotti, particolare rilievo hanno le misure sintetiche di intensità e cadenza della primo-nuzialità, che consentono di analizzare l’evoluzione e la geografia dei comportamenti degli uomini e delle donne rispetto alla formazione delle unioni coniugali.

La rilevazione è inserita nel Programma Statistico Nazionale [1].

Contenuti

La rilevazione dei dati si basa sul modello Istat D.3 compilato dall’Ufficiale di Stato Civile, o da suo delegato, del Comune nel quale il matrimonio è stato celebrato (secondo quanto previsto dal regolamento dello Stato Civile contenuto nel D.P.R. 3 novembre 2000, n. 396). Il modello è diviso in due parti: notizie sul matrimonio e notizie sugli sposi. Per ciascun evento, nella sezione dedicata al matrimonio si rilevano: la data, il rito di celebrazione (religioso o civile), il comune di celebrazione e il regime patrimoniale scelto dagli sposi (comunione o separazione dei beni). Le notizie rilevate per ciascun sposo riguardano: la data di nascita, il Comune di nascita, il Comune di residenza al momento del matrimonio, il luogo di residenza futura degli sposi (Comune o stato estero), lo stato civile precedente, il grado di istruzione, la condizione professionale, la posizione nella professione, il ramo di attività economica, la cittadinanza. Le modifiche più recenti al modello sono state effettuate nel 1995, con l’inserimento della variabile sul regime patrimoniale e nel 1997 con il perfezionamento dell’informazione sulla cittadinanza, chiedendo di specificare, quando italiana, se “per nascita” o “acquisita”.

Output informativo

I dati sui matrimoni consentono di monitorare l’evoluzione nel tempo e nello spazio della nuzialità. I primi matrimoni, in valore assoluto, sono passati da quasi 392 mila nel 1972 a 174.583 nel 2012: di questi, 153.311 si riferiscono a celebrazioni in cui entrambi gli sposi sono cittadini italiani (l’87,8% del totale dei primi matrimoni). La propensione a sancire la prima unione con il vincolo del matrimonio si misura attraverso il calcolo dei tassi specifici di primo-nuzialità per singolo anno di età e genere, ottenuti rapportando il numero dei nubendi celibi e nubili di una specifica età alla corrispondente popolazione maschile e femminile: nel 2012 sono stati celebrati 460 primi matrimoni per 1.000 uomini e 507 per 1.000 donne, valori dimezzati rispetto al 1972.

Ogni anno vengono elaborate dall’Istat le tavole di primo-nuzialità, per genere, a livello regionale. Le tavole riportano i tassi specifici di primo nuzialità per età e genere: la loro somma fornisce una misura sintetica della propensione a contrarre il primo matrimonio nota come “Tasso di primo-nuzialità totale “. La media delle età, ponderata con i tassi specifici di primo-nuzialità fornisce invece una misura sintetica della cadenza (età media al primo matrimonio).

Sulla base di questi indicatori si evidenzia una diminuzione dei matrimoni e della primo nuzialità dal 1972. Le nozze tra celibi e nubili, nonostante la forte flessione, costituiscono la quota più rilevante del totale delle celebrazioni (il 93,5% nel 1972 e l’84,3% nel 2012). Nel contempo si osserva un accentuarsi del fenomeno della posticipazione del primo matrimonio, cioè del rinvio delle prime nozze a età più mature. Attualmente gli sposi al primo matrimonio hanno, in media, quasi 34 anni e le spose quasi 31, circa sette anni in più rispetto ai valori osservati nel 1975.

La minore propensione a sancire con il vincolo matrimoniale la prima unione è da mettere in relazione, in parte, con la progressiva diffusione delle unioni di fatto, che da circa mezzo milione nel 2007 hanno superato il milione nel 2011-2012 . In particolare sono proprio le convivenze more uxorio tra partner celibi e nubili ad aver fatto registrare l’incremento più sostenuto e arrivano a 594 mila nel 2011-2012.

Diffusione

I dati dell’indagine sono stati pubblicati per un lungo periodo di tempo (dalla rilevazione del 1988 fino a quella del 2003)congiuntamente alle informazioni sulle separazioni e sugli scioglimenti e cessazioni degli effetti civili del matrimonio, nell'Annuario Istat Matrimoni, separazioni e divorzi, nel quale si diffondevano i principali indicatori sintetici, confrontati annualmente con il quadriennio precedente, e una serie di tavole analitiche a livello territoriale nazionale e provinciale. A partire dalla rilevazione 2004 le stesse tavole sono disponibili su Demo: Demografia in cifre [2]

I principali risultati sono disponibili anche consultando il datawarehouse I.Stat [3]

A conclusione di ogni ciclo annuale d’indagine, le principali informazioni statistiche vengono rilasciate trascorso meno di 1 anno rispetto alla data di riferimento degli eventi e vengono diffuse mediante la Statistica Report “Il matrimonio in Italia”. [4]

Dati riepilogativi annuali sono inoltre diffusi (a livello regionale) nell'Annuario statistico italiano e nel volume Noi Italia e nel Rapporto annuale.

Processo e metodologie

Si tratta di una rilevazione a carattere continuo anche se, ai fini di razionalizzare i flussi, la raccolta dei dati viene cadenzata mensilmente e i dati analizzati, rilasciati e diffusi annualmente.

L’assetto delle attuali rilevazioni sui matrimoni (riepilogativa mensile e individuale continua) si è solo parzialmente trasformato rispetto al passato; queste hanno tuttora carattere totale, il Comune è anche oggi l’unità territoriale di base, mentre gli Uffici Territoriali del Governo (Prefetture) fungono da organo intermedio di monitoraggio e/o di rilevazione. I contenuti si sono però ampliati e le modalità di trasmissione sono mutate. Oltre l’85% dei modelli vengono acquisiti dall’Istat in formato elettronico. Dal 1996, l’Istat, in collaborazione con l’Associazione Nazionale dei Comuni italiani (ANCI-Ancitel), ha messo a punto un sistema di raccolta telematica dei dati demografici, successivamente reingegnerizzato nel 2000. Il servizio, denominato ISI-Istatel, consente una trasmissione diretta dei dati dai Comuni all’Istat e, tramite una specifica utenza, assicura che le Prefetture possano comunque verificare lo stato degli invii telematici. Il controllo della copertura dei dati avviene considerando sia la rilevazione riepilogativa mensile sia la serie storica degli eventi per ciascun Comune. La correzione delle mancate risposte totali e parziali avviene con metodi misti: deterministici nel caso di errori sistematici e probabilistici nel caso di errori stocastici.

Storia

La registrazione dei matrimoni storicamente era tenuta dai Parroci che li annotavano, così come facevano per i battesimi e le sepolture, nei registri parrocchiali. Fin dai primi anni dell’Italia unitaria la normativa si cura di organizzare la tenuta dei registri comunali di stato civile e la rilevazione statistica del movimento naturale della popolazione. L’indagine riepilogativa mensile è stata condotta per la prima volta nel 1862. I dati sui matrimoni religiosi venivano trasmessi dai parroci agli Ufficiali di stato civile e da questi inviati alle Prefetture che, seguendo un percorso che in parte è rimasto inalterato fino ai giorni nostri, le inoltravano all’ente centrale preposto alla raccolta delle statistiche demografiche, inizialmente la Divisione di statistica generale del Ministero di agricoltura, industria e commercio che, solo a partire dal 1926, divenne l’Istat. Già nel 1863, oltre alla distribuzione per mese dei matrimoni, viene resa nota, seppur solo a livello nazionale, anche la distribuzione per stato civile degli sposi e, dal 1865, la distribuzione degli sposi per età. È del 1867, poi, il primo dato relativo alla capacità degli sposi di sottoscrivere l’atto di matrimonio, un indicatore cruciale per valutare la diffusione dell’analfabetismo in Italia. La prima rilevazione individuale dei matrimoni risale invece al 1883.

Prospettive

Si prevede che entro il 2014 la raccolta dei modelli venga completamente dematerializzata. Sarà inoltre sviluppato un data base specifico sulla primo-nuzialità nelle regioni italiane con le tavole di primo nuzialità per sesso e età riferite agli anni di calendario dal 1952 al più recente disponibile. Il data base consentirà anche una lettura per generazione del fenomeno dalle generazioni del 1932 fino alle più recenti.

Classificazioni

Nella rilevazione vengono utilizzate le classificazioni territoriali dell’Istat dei Comuni, Province e Regioni [5], le classificazioni Istat degli Stati Esteri [6] e Nomenclature of Territorial Units for Statistics - NUTS [7].

Riferimenti normativi

Per quanto riguarda il tipo di rito (religioso o civile), una prima disciplina uniforme inizia con l’entrata in vigore del primo codice civile del Regno d’Italia (1° gennaio 1866). Fino al 1929, sarà solo il matrimonio civile a produrre effetti giuridici per gli sposi. Con il Concordato tra Stato e Chiesa è riconosciuta la validità degli effetti giuridici dei matrimoni celebrati con rito religioso cattolico, pertanto la distinzione tra matrimoni religiosi e matrimoni civili inizia a partire dal 1930. Il Concordato viene rinnovato nel 1984 e ratificato con la Legge n.121 del 1985.

Fonti complementari eventuali

Alcune anticipazioni in merito ai matrimoni sono disponibili con circa 6 mesi di ritardo rispetto alla data di riferimento degli eventi. A tale scopo vengono, infatti, elaborate le informazioni contenute nel modello D.7.A. (Rilevazione degli eventi demografici di Stato Civile) che forniscono, mensilmente e per comune di evento, il numero di matrimoni religiosi e civili (dati provvisori, soggetti a rettifica nel momento in cui si rendono disponibili i dati delle rilevazioni individuali).

Scheda redatta da

Giancarlo Gualtieri

gualtier@istat.it