Statistiche ambientali: quadro informativo e prospettive future

Da schedefontidati.istat.it.

Statistiche ambientali: quadro informativo e prospettive future


La richiesta di informazione statistica sulle tematiche ambientali che proviene dalla istituzioni internazionali, negli ultimi anni ha espresso un particolare dinamismo e rappresenta la base di riferimento, esercitando una forte accelerazione sullo sviluppo del lavoro nazionale di ricerca e di produzione dell’Istat e del Sistan in generale. L’esigenza di proteggere, preservare e migliorare l’ambiente e le sue risorse naturali per le generazioni presenti e future, di contrastare le conseguenze dei cambiamenti climatici e di analizzare l’interrelazione dei fenomeni ambientali con le dinamiche sociali, demografiche, economiche, hanno fatto emergere la necessità di un quadro informativo di supporto per le policy che ha trovato espressione in diversi progetti di respiro internazionale (The Future we want RIO+20, European Statistical Programme, Europe 2020 Strategy on smart, sustainable, and inclusive growth, 7th Environmental Action Programme). In considerazione degli scenari internazionali e delle esigenze nazionali, negli ultimi anni, l’Istat ha avviato un consistente processo di innovazione e razionalizzazione dei flussi informativi, nazionali e internazionali. Al fine di ridurre il gap tra il fabbisogno informativo degli utenti effettivi e potenziali e la base informativa disponibile, ha assunto particolare rilievo l'ampliamento proficuo delle sinergie della rete tra i diversi attori con l’obiettivo di ricostituire le relazioni istituzionali sia in ambito internazionale, sia in ambito nazionale. Il 7th Environment Action Programme (7th EAP), in particolare, fa riferimento ai risultati della Conferenza sullo sviluppo sostenibile (The Future we want RIO+20) ed intende orientare la politica ambientale europea fino al 2020, fornendo anche l’indirizzo generale per le tematiche ambientali fino al 2050. Il Programma rappresenta dunque la base di riferimento per lo sviluppo e il miglioramento della base conoscitiva per le politiche ambientali europee.

Lo scopo prioritario del 7th EAP, che si basa sul motto “living well within the limits of our planet”, è quello di contribuire alla protezione dell’ambiente e al miglioramento della qualità della vita e del benessere dei cittadini, attraverso nove obiettivi prioritari. I primi tre sono interrelati e stabiliscono quanto deve essere perseguito nella fase iniziale: • proteggere e conservare il capitale naturale, • trasformare l’economia europea in un’economia Resource efficient, green and competitive low carbon; • salvaguardare i cittadini dalle pressioni ambientali e dai rischi per il benessere e la salute. Raggiungere questi obiettivi richiede la costruzione di un framework che supporti azioni effettive a cui fanno riferimento i seguenti obiettivi correlati: • massimizzare i benefici della legislazione europea sull’ambiente; • migliorare la base conoscitiva per la politica ambientale europea; • assicurare gli investimenti per la politica relativa ad ambiente e clima; • migliorare l’integrazione ambientale e la coerenza politica.

A questi obiettivi se ne aggiungono due focalizzati sulle sfide locali, regionali e globali: • promuovere la sostenibilità delle città; • aumentare la concretezza per quanto riguarda le sfide collegate ai cambiamenti climatici

In tale contesto si è sostenuta l’importanza di avere informazioni sul processo in corso relativo al “greener smarter more inclusive” ed è stata sottolineata l’importanza di una migliore integrazione tra i diversi fattori sociali, economici ed ambientali al fine di proseguire verso lo sforzo finora fatto per costruire informazione ed indicatori che considerino i diversi aspetti del benessere.

Il Framework for the Development of Environmental Statistics (UNSD - FDES) e gli outcome della Task Force UNECE on Climate Change Statistics sono tra i più recenti frameworks da considerare a livello internazionale. Il FDES rappresenta uno dei più recenti Framework internazionali di riferimento per le statistiche ambientali. Obiettivo del FDES 2013 è facilitare lo sviluppo, il coordinamento e l’organizzazione delle statistiche ambientali a livello nazionale e internazionale. Il FDES si propone di facilitare la produzione e l’integrazione delle statistiche ambientali e l’integrazione di queste con le statistiche sociali ed economiche. Si fa esplicito riferimento alle interrelazioni tra il benessere umano e l’ambiente. Infatti, affinché le scelte in merito al cambiamento climatico, alla perdita di biodiversità e alla gestione delle risorse naturali siano effettuate nel modo migliore possibile dai governi, dalle imprese e dalle famiglie, devono essere rese disponibili informazioni statistiche ambientali di qualità, che dovrebbero informare: sullo stato e i mutamenti delle condizioni ambientali, sulla qualità e la disponibilità delle risorse ambientali, sull’impatto delle attività umane e degli eventi naturali sull’ambiente, sulle azioni sociali e le misure economiche intraprese dalla società per evitare o mitigare gli impatti e ristabilire e mantenere la capacità dell’ambiente di fornire i servizi essenziali per la vita e per il benessere umano. Le persone e le loro attività demografiche sociali ed economiche (human subsystem) sono parte integrante e interagiscono con l’ambiente e il benessere umano. I sottosistemi umani usano l’ambiente come habitat, per ottenere risorse fisiche, ma anche per depositarvi residui e rifiuti. E’, quindi, necessario considerare la forte interconnessione tra i vari sistemi e le conseguenze dei cambiamenti ambientali per la sostenibilità delle società umane e per il benessere che devono trovare riscontro anche attraverso l’informazione statistica. In ambito FDES si considerano le interrelazioni con i domini sociali ed economici in modo compatibile con gli altri frameworks e con gli altri sistemi, sia statistici sia analitici quali: System of Environmental-Economic Accounting (SEEA), Driving force – Pressure – State – Impact – Response (DPSIR) framework, Millennium Development Goals (MDGs) indicator framework, definizioni elaborate dal Millennium Ecosystem Assessment. Nell’ambito dell’Expert Group on Environment Statistics tenutosi a New York presso l’UNSD nella primavera 2014, si sono avviati i lavori per l’implementazione del Methodological guidance manual per il Core Set of Environment Statistics relativamente al Framework for the Development of Environmental statistics. Nella fase attuale, sono state illustrate alcune esperienze pilota e si è analizzata la struttura ed i contenuti del manuale. Si è, quindi, avviata la costruzione della struttura e dei contenuti delle sezioni metodologiche. Al fine di definire le statistiche sui cambiamenti climatici nel contesto della statistica ufficiale e di incrementare il contributo e il coinvolgimento degli istituti nazionali di statistica nello studio di questo fenomeno, è stata istituita in ambito UNECE dal mese di novembre 2011, la Task Force on Climate Change Statistic, alla quale AMB ha partecipato attivamente, anche con la stesura di parti del report diffuso recentemente (aprile 2014), contenente raccomandazioni e priorità per gli Istituti di statistica. I cambiamenti climatici sono, infatti, una delle più grandi sfide del nostro tempo (UNFCCC United Nations Framework Convention on Climate Change, Rio+20). La complessità del sistema climatico è tale che variazioni minime possono portare enormi conseguenze. Il sistema climatico, che include l’atmosfera, gli oceani e la criosfera si modifica velocemente a causa delle alterazioni indotte dagli esseri umani. Servono statistiche appropriate per monitorare i differenti stadi e la sequenza del cambiamento climatico per quanto riguarda emissioni, mitigazione, impatto ed adattamento.

I cambiamenti climatici, come è noto, hanno effetti diretti sul benessere e sullo sviluppo dell’attività umana, in quanto costituiscono una minaccia per la salute dell’uomo, sulle disponibilità idriche, sull’approvvigionamento e la produzione di cibo, sulla perdita di biodiversità, sull’integrità degli ecosistemi e sulle opportunità sociali ed economiche. Le statistiche relative ai Green House Gas inventories sono senz’altro l’elemento centrale, ma a queste devono affiancarsi informazioni statistiche di contesto che possono essere utili e che sono prodotte nel Sistema statistico nazionale, per valutare le variazioni che possono attribuirsi ai cambiamenti climatici, per misurare le cause di origine antropica e l’impatto sui sistemi umani e naturali, per considerare gli sforzi per evitare o mitigare le conseguenze e l’adattamento ad esse. Tra queste sono, quindi, importanti informazioni statistiche, ad esempio, relative a: dati metereologici, disastri ed eventi naturali estremi collegabili ai cambiamenti climatici, biodiversità ed ecosistemi, consumo e degrado del suolo, risorse idriche, bilancio idrologico, rifiuti ed aree contaminate, spese ed investimenti per la protezione ambientale, popolazioni interessate ai vari eventi o esposte a rischio per inquinamento del suolo, dell’aria, acustico, oppure per eventi sismici, franosi o di rischio idrogeologico, insediamenti umani ed urbanizzazione, comportamenti (ad esempio riscaldamento e raffreddamento delle abitazioni ed efficienza energetica) e percezione ambientale delle famiglie.

Nell’ambito del Report la TF ha evidenziato alcune fondamentali raccomandazioni: - rafforzamento del ruolo degli Istituti nazionali di statistica (INS) nella produzione di dati su Climate change related statistics, ovvero aumento della consapevolezza dell’importanza del fenomeno fra tutti i produttori di statistiche connesse ai cambiamenti climatici (CC), per meglio incontrare i bisogni conoscitivi degli utilizzatori delle stesse; - rafforzamento delle statistiche esistenti e individuazione di nuove statistiche. Ciò comporta un maggiore coinvolgimento degli INS nella produzione dei dati sugli inventari di emissioni di CO2. Oltre alle statistiche relative agli inventari, anche delle altre statistiche connesse ai CC sono altrettanto importanti. Gli INS già producono informazioni utili allo studio dei CC (ambientali, demografiche, sociali, economiche), ma prodotte per altri scopi, queste statistiche devono essere rese utilizzabili per lo studio dei CC ed è necessario disporre di lunghe serie di dati e di un elevato dettaglio territoriale;; - ruolo di coordinamento degli INS tra tutti i produttori di statistica ufficiale - e non ufficiale – relativa allo studio dei CC, per aumentarne la accessibilità, la coerenza, la confrontabilità, l’efficienza. Per il futuro, la TF auspica che ogni paese si attivi nell’implementazione delle raccomandazioni contenute nel manuale e nel monitorarne lo sviluppo. Le attività della TF proseguiranno al fine di condividere esperienze e best practice (forum annuale), e definire un core set di indicatori altamente legati ai CC, che rappresenti un punto di partenza comune e condiviso tra paesi ed all’interno di ogni paese, dove spesso istituti, ministeri ed enti diversi operano in questo campo. In ambito nazionale, sempre al fine di ottimizzare la produzione di statistiche ambientali di qualità, l’Istat, è importante potenziare le possibili sinergie tra le istituzioni che si occupano di Ambiente: in particolare con Ministero dell’Ambiente del Territorio e del Mare, Ispra, Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, Ente per l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile (ENEA), Ministero dello sviluppo economico (MiSE), Inu, Legambiente. Nell’ottica di quanto richiesto anche dal 7 EAP e dagli atti programmatici europei e per rispondere alla richiesta nazionale di informazione statistica sulle tematiche ambientali, l’Istat ha dato corso, alla reingegnerizzazione dei processi produttivi, ad un forte incremento delle statistiche ambientali prodotte ed allo sviluppo di diversi filoni di attività. L’acqua è al centro di diversi progetti innovativi: Risorse idriche, Censimento delle acque ad uso civile, e sviluppo di dati ed indicatori meteo climatici ed idrologici sono le principali linee di attività ed hanno dato luogo ad innovazioni di processo (per il censimento delle acque ad uso civile ad esempio, acquisizione dei dati tramite il web, sistema di monitoraggio e solleciti, …) e di prodotto (focus di approfondimento per i grandi gestori nel caso del Censimento delle acque, produzione di dati meteoclimatici…). Il “Censimento delle acque per uso civile” fornisce informazioni su tutta la filiera di uso pubblico delle risorse idriche, dal prelievo di acqua per uso potabile alla depurazione delle acque reflue urbane, sulle principali caratteristiche dei servizi idrici, sulla dispersione delle reti e sull’attuale sistema di governance. Tali informazioni sono importanti soprattutto in questa fase del Paese, impegnata nel necessario sviluppo delle infrastrutture idriche. Sono state avviate le attività progettuali per le prossime edizioni nell’ambito delle quali potrebbe essere proseguita l’attività in merito agli aspetti geo-ambientali, considerando un dettaglio territoriale non solamente di tipo amministrativo ed in merito alla costruzione di informazione utile allo sviluppo delle infrastrutture idriche. Le grandezze meteo-climatiche, per le quali è stato implementato un apposito sistema informativo, tutte registrate su base giornaliera, sono principalmente le precipitazioni, la temperatura (minima e massima), la velocità e direzione del vento, l’umidità dell’aria e la radiazione solare, per le stazioni idrometriche la portata o l’altezza del livello dell’acqua. Le variabili meteoclimatiche (temperatura e precipitazione) spazializzate, hanno permesso di stimare i principali indicatori del bilancio idrologico e valutare le risorse idriche disponibili per tutti i bacini idrografici presenti sul territorio nazionale, con l’applicazione di specifici modelli. Le prossime attività future avranno l’obiettivo di migliorare ulteriormente il modello di stima e aggiornare il calcolo di questi indicatori per gli ultimi anni. Sono in via di sviluppo diverse azioni con l’obiettivo comune di produrre indicatori sull’uso delle risorse idriche per tutti i settori, escluso il civile già esaminato nel Censimento delle acque per uso civile.

Una linea di attività innovativa è quella relativa allo sviluppo di indicatori di Pressione antropica. Attualmente le attività si sono concentrate sull’impatto ambientale di alcune attività umane, come le opere estrattive e minerarie. Ulteriori linee di attività avviate o in programma riguardano le analisi in merito ai siti contaminati, alla qualità delle acque marine costiere, alle aree protette ed ai fattori agro-ambientali.

Per corrispondere alla domanda di informazione statistica sulle dimensioni dell’ambiente nelle città e delle utilities ambientali alla scala territoriale urbana, l’Istat svolge annualmente dal 2000 l’indagine “Dati ambientali nelle città”. La strategia Europa 2020 e le raccomandazioni internazionali considerano di cruciale importanza la crescita sostenibile nelle città, centri di attività economica, nodi della rete di trasporto e di dense reti di flussi locali, punti focali per il consumo di energia, responsabili della maggior parte delle emissioni di gas serra. Per quanto concerne la lettura dei fenomeni ambientali alla scala territoriale urbana, l’Istat, ha quindi, conseguito un notevole incremento della informazione statistica prodotta e resa disponibile della Rilevazione Dati ambientali nelle città con particolare riferimento alle richieste di informazione statistica aggiuntiva per alcune tematiche quali la “misurazione della smartness”, connessa alla qualificazione e descrizione delle comunità intelligenti, l’utilizzo delle risorse orientate all’ecosostenibilità, al fine di proseguire nella definizione di indicatori di domanda, di pressione e di risposta, in considerazione anche delle necessità conoscitive determinate dalla valutazione delle politiche pubbliche. L’indagine Dati ambientali delle città, indirizzata ai 116 comuni capoluogo di provincia, è articolata in otto tematiche ambientali e si è notevolmente arricchita in termini di contenuti informativi in questi ultimi anni, sia nelle tematiche tradizionalmente oggetto d’indagine, sia grazie all’aggiunta del nuovo modulo dedicato all’ecomanagement. Poiché è stata riconosciuta anche a livello internazionale, l’importanza dell’integrazione di informazioni di tipo oggettivo, sulle condizioni di vita e la qualità dell’ambiente, e soggettivo, sulle percezioni di individui e famiglie a essi relative, è stata ampliata l’offerta di informazione statistica relativa al rapporto tra famiglie e ambiente, nell’ambito dell’indagine “Aspetti della vita quotidiana” con l’inserimento di nuovi contenuti informativi, al fine di considerare i diversi aspetti sia dell’offerta, sia della domanda di beni e servizi ambientali, che contribuiscono a definire il livello di qualità della vita. E’ stato dedicato uno specifico filone di attività alla tematica energetica, nell’ambito del quale un ruolo cruciale viene svolto dalla nuova Indagine sui consumi energetici delle famiglie, effettuata per la prima volta in Italia nel 2013, con riferimento all’intero territorio nazionale, anche al fine di soddisfare i Regolamenti europei in materia. Per ottemperare i nuovi obblighi di fornitura dati imposti dall’emendamento del Regolamento, sarà effettuata una nuova edizione dell’indagine e saranno sviluppate, in collaborazione con Enea, Gse e Mise le attività di modellizzazione statistica finalizzata alla stima dei consumi energetici in termini di quantità fisiche ed energetiche, a partire dai dati sulle spese effettuate dalle famiglie che sono stati rilevati con l’indagine; alla ripartizione dei consumi energetici delle famiglie per destinazione finale e fonte energetica. Misurare il progresso è importante per costruire uno sviluppo sostenibile. Greening and resource efficient economy costituisce una sfida ma anche un’opportunità per il mercato del lavoro e lo sviluppo delle necessarie professionalità. Tra le sfide conoscitive che si pongono anche a livello internazionale è, quindi, necessario dare impulso ad un filone di attività connesso alla produzione di dati relativamente ai green jobs e ad i relativi skill gaps.

Nell’ambito delle iniziative promosse per la misurazione del benessere, sono stati sviluppati gli approfondimenti analitici relativi ai diversi set di indicatori per i domini Ambiente, Paesaggio e patrimonio culturale. I concetti di base del BES, con specifico riferimento alle risorse ambientali e paesaggistiche, si basano sull’idea che un ambiente che si trova in uno stato vitale e resiliente costituisce un requisito essenziale per garantire un autentico benessere per tutte le componenti della società. La valorizzazione delle risorse ambientali e paesaggistiche dà a tutte le categorie sociali indistintamente la possibilità di fruire dei beni tangibili e intangibili che offre la natura, contribuendo così a diminuire le disuguaglianze presenti nella nostra società. Gli indicatori di benessere, equità e sostenibilità, sono valutati in base alle loro caratteristiche di rischio, vulnerabilità e resilienza, che portano ad identificare la possibilità che l’evoluzione della situazione individuale e complessiva possa aumentare anche l’esposizione degli individui a potenziali effetti dalle condizioni climatiche e dai disastri naturali. Per i domini citati, statisticamente non completamente esplorati o coperti da informazione statistica consolidata, è necessario proseguire le attività di analisi, produzione e implementazione, per definire nuove misure a diversi livelli territoriali con investimento in termini di concettualizzazione degli universi di indagine e produzione di nuovi indicatori. Sono stati, inoltre, avviati gli studi per analizzare e definire le strette relazioni tra dati di popolazione e dati ambientali (popolazioni interessate ad alcuni fenomeni ambientali o a rischio di eventi ambientali) anche in funzione dell’utilizzo dei dati censuari e dei dati di archivio e delle possibilità di effettuare analisi e geospazializzazione di dati socio-ambientali.

Angela Ferruzza angela.ferruzza@istat.it