Tavole di fecondità

Da schedefontidati.istat.it.


Obiettivi conoscitivi e quadro di riferimento

Il drastico calo delle nascite che ha interessato l'Italia per trent'anni (dal 1965 al 1995), la recente ripresa della natalità e della fecondità di periodo (ma non per generazione) rappresentano temi di grande interesse, non solo per ragioni demografiche, ma anche sociali ed economiche, poiché il fenomeno ha importanti conseguenze sul “sistema popolazione” del nostro Paese contribuendo ad accentuare il processo di invecchiamento.

Le tavole di fecondità prodotte dall'Istat consentono di disporre di un sistema di misure di periodo e di coorte metodologicamente appropriate e pertinenti per far luce sull'andamento presente e passato della fecondità. L’ordine di nascita rappresenta una variabile fondamentale per seguire e comprendere l’evoluzione della fecondità e dei comportamenti riproduttivi delle differenti generazioni di donne considerate. Inoltre, l’analisi regionale offre l’opportunità di mettere in luce differenziati modelli di fecondità e le loro modifiche osservate nel tempo.

L’interesse per l’Italia come lowest-low fertility country ha visto la recente collaborazione al progetto internazionale “Human Fertility Database (HFD)” [1] promosso dal Max Planck Institute for Demographic Research (MPIDR) di Rostock (Germania) e dal Vienna Institute of Demography (VID) di Vienna. Questo progetto mette a disposizione dati e documentazione sulla fecondità di periodo e per coorte con l’obiettivo di facilitare la ricerca sull’evoluzione registrata dai vari paesi coinvolti nel progetto (circa 25) in termini di fecondità. Il progetto si basa sulla raccolta dei dati delle nascite per anno di calendario, età della madre e ordine di nascita; per il calcolo dei principali indicatori di fecondità viene, inoltre, desunta la popolazione femminile esposta al rischio dall’“Human Mortality Database (HMD)” [2]. A breve anche i dati italiani (accompagnati da una dettagliata documentazione) dovrebbero entrare a far parte di questo database. Nel frattempo i dati italiani sono entrati a far parte dell’“Human Fertility Collection (HFC)” [3], progetto satellite, nato a complemento e integrazione dell’HFD.

Contenuti

Le tavole di fecondità (Codice PSN IST-00597), classificate come Statistiche derivate o rielaborazioni (Sde), permettono di analizzare la fecondità per ordine di nascita, con riferimento sia agli anni di calendario che alle coorti femminili, a livello regionale. Rappresentano, inoltre, la base per la previsione dei modelli riproduttivi utilizzata nell'ambito delle previsioni demografiche poi diffuse sia dall’Istat che da Eurostat. Le previsioni demografiche dell’Istat, infatti, predisposte in ragione di standard metodologici riconosciuti in campo internazionale, sono aggiornate periodicamente rivedendo e/o riformulando le ipotesi evolutive sottostanti la fecondità, la sopravvivenza e la migratorietà.

Le tavole di fecondità rappresentano una fonte riepilogativa che arricchisce il potenziale informativo sulla fecondità della popolazione residente presentando dati a livello regionale e in serie storica (anni 1952-2012) e considerando congiuntamente l’ordine di nascita dei nati e la coorte di nascita delle madri.

Come indicatore principale di analisi di intensità del fenomeno viene calcolato il numero medio di figli per donna (o tasso di fecondità totale), pari alla somma dei tassi di fecondità per singolo ordine di nascita (1°, 2° 3° e 4° e +). Le nascite ridotte (tassi specifici di fecondità per età e ordine) vengono calcolate per le donne in età compresa tra 13 e 50 anni e più.

È possibile analizzare il fenomeno da due diverse prospettive: di periodo (anni di osservazione 1952-2012) e per coorte di nascita delle madri.

Considerando gli ultimi dati disponibili (iscritti in anagrafe per nascita nell’anno 2012) la consultazione dei dati per coorte va da quella del 1933 a quella completa del 1962. Le coorti successive (da quella del 1963 a quella del 1999) non hanno ancora completato la loro storia riproduttiva e servono prevalentemente per completare il calcolo degli indicatori di periodo. La ricostruzione della fecondità regionale implica in primo luogo la predisposizione di un archivio che nasce dall’integrazione tra diverse fonti disponibili, ricorrendo ove necessario a procedimenti di correzione e di stima.

Utilizzando la stessa metodologia di ricostruzione della fecondità per ordine di nascita ed età della madre descritta nel volume diffuso nel 1997 (Cfr. Istat, La fecondità nelle regioni italiane) l’Istat ha proseguito il lavoro di aggiornamento della base di dati per gli anni dal 1994 al 1996, pubblicando una serie di volumi della collana Informazioni:

- Istat, La fecondità regionale nel 1994 nelle regioni italiane. Anno 1994. Roma: Istat. (Informazioni n. 66), 1998.

- Istat, La fecondità regionale nel 1995 nelle regioni italiane. Anno 1995. Roma: Istat. (Informazioni n. 97), 1998.

- Istat, La fecondità regionale nel 1996 nelle regioni italiane. Anno 1996. Roma: Istat. (Informazioni n. 11), 2000.

Output informativo

Alla base della costruzione delle tavole di fecondità vi è il calcolo dei tassi di fecondità specifici per età della madre, a livello regionale e per ogni anno di calendario. Questi indici sono noti in letteratura come nascite ridotte ed esprimono il numero medio di figli delle donne dell'età compiuta considerata.

Si definiscono, inoltre, le seguenti misure sintetiche di processo: il tasso di fecondità totale che fornisce il numero medio di figli per donna in età feconda al tempo t; l'età media delle donne alla nascita dei figli al tempo t.

Quando la classificazione dei nati fornisce in combinazione con l'età della madre anche l'ordine di nascita, si calcolano tassi di fecondità specifici per età della madre e ordine di nascita. Anche in questo caso potranno essere calcolate le misure sintetiche di intensità (Tasso di fecondità dell'ordine i al tempo t) e di cadenza (età media delle donne alla nascita di un figlio di ordine i).

Inoltre, queste stesse misure appena descritte sono calcolabili anche per coorte di nascita delle madri sostituendo all'indicazione del tempo quella della coorte di appartenenza.

Diffusione

Le tavole di fecondità regionali sono disponibili sulla banca dati tematica Demo [4] unitamente alla descrizione della metodologia utilizzata. La base dati è consultabile per periodo per gli anni 1952-2004.

I dati derivanti dalle elaborazioni effettuate per realizzare le tavole di fecondità sono anche presenti in serie storica sia sull’Annuario Statistico Italiano [5] che sul Rapporto sulla Coesione sociale [6], nato dalla collaborazione dell’Istat con l’Inps e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che raccoglie le statistiche ufficiali prodotte dall’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) e dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali sul tema della coesione sociale.

In occasione della ricostruzione delle Serie storiche [7] per i 150 anni dell’Unità d’Italia sono state predisposte una serie di tavole ad hoc ed è stato messo a disposizione l’intero archivio di fecondità per realizzare grafici dinamici (Progetto StarGame) utili a descrivere l’evoluzione della fecondità per età, anno di calendario e generazione.

Processo e metodologie

Caratteristiche del processo di elaborazione dei dati

Fino al 1998 la principale fonte statistica utilizzata per costruire e popolare l’archivio di fecondità è stata quella relativa alle schede individuali di nascita compilate dagli uffici di Stato Civile dei Comuni ed elaborate dall’Istat (modelli Istat D.1 e D.2), che riportavano tutte le informazioni necessarie alla costituzione dell’archivio sulla fecondità regionale.

A partire dal 1° gennaio 1999, tuttavia, la rilevazione individuale delle nascite di fonte stato civile è stata interrotta dall'Istat, in seguito all'entrata in vigore delle nuove normative in materia di denuncia di nascita introdotte dal regolamento di attuazione della legge 127/97 detta “Bassanini bis” o “Sulla semplificazione amministrativa”. Ne è seguito un vuoto informativo circa le principali caratteristiche strutturali demografiche e socio-sanitarie delle nascite, che è stato parzialmente colmato dall’attivazione nel 1999 della nuova rilevazione sugli Iscritti in anagrafe per nascita (Modello Istat P.4) che raccoglie i dati, a livello comunale, delle nascite classificabili secondo le seguenti variabili: sesso del nato, data di nascita (del nato), luogo di nascita, cittadinanza (del nato), età della madre (singolo anno di) e coorte, età del padre (singolo anno di) e coorte, stato civile della madre, stato civile del padre, cittadinanza della madre, cittadinanza del padre [8].

Metodi di stima dell’ordine di nascita

La conoscenza dei nati per ordine ed età della madre è un elemento indispensabile per il calcolo dei corrispondenti tassi specifici di fecondità.

La struttura delle nascite per ordine è stata stimata utilizzando, nel tempo, differenti fonti e metodologie.

Per i dati relativi al periodo 1952-1998, la distribuzione dei nati per ordine di nascita ed età desumibile dalla Rilevazione individuale delle nascite di fonte stato civile è stata applicata al complesso dei nati vivi della popolazione residente di fonte anagrafica desumibili dalla rilevazione Istat sul Movimento e calcolo della popolazione residente (Modello Istat P.2).

La distribuzione dei nati vivi residenti per età e anno di nascita della madre si ottiene, invece, a partire dal 1999 dall’elaborazione delle schede individuali degli iscritti in anagrafe per nascita, mentre la rilevazione del movimento e calcolo della popolazione residente fornisce l’ammontare ufficiale dei nati residenti per regione. La composizione dei nati per ordine è stata rilevata con l’Indagine campionaria sulle nascite con riferimento al periodo 2000/2001 per la prima edizione e all’anno 2003 per la seconda edizione.

Per gli anni 1999 e 2002 si è proceduto ad una stima della distribuzione dei nati per ordine, a parità di età e regione di residenza della madre, mediante interpolazione delle proporzioni note per l’anno precedente e successivo. Questa metodologia ha consentito l’aggiornamento delle tavole di fecondità regionali fino all’anno di evento 2003.

A partire dalle nascite del 2004, è stata adottata una nuova procedura: la stima dell'ordine di nascita viene ottenuta mediante l'utilizzo della variabile “numero di componenti familiari minorenni” presente nella rilevazione Istat degli Iscritti in anagrafe per nascita. Tale informazione, inserita nel modello di rilevazione a partire dal 2003 è stata testata mediante un record linkage individuale con le informazioni sull'ordine di nascita rilevate, per lo stesso anno, dalla seconda edizione dell'indagine campionaria. Il confronto ha mostrato un elevato grado di corrispondenza tra le due variabili (numero di componenti familiari minorenni e ordine di nascita effettivo), confermando l’ottimo livello di affidabilità delle stime effettuate.

Processo di controllo e correzione dei dati

La qualità delle informazioni viene costantemente realizzata attraverso lo svolgimento di un’accurata attività di controllo e correzione dei dati.

Ad ogni aggiornamento delle tavole di fecondità viene effettuato un monitoraggio puntuale adottando la prospettiva sia per anno di riferimento che per coorte di nascita delle madri. Per il controllo di tutte le serie storiche per periodo o per generazione, avvalendosi anche di metodologie grafiche innovative (grafici dinamici), sono stati effettuati alcuni aggiustamenti per migliorare la coerenza e la congruenza delle informazioni diffuse.

Dal 2004 l’aggiornamento delle tavole di fecondità basato sui dati derivanti dalla Rilevazione degli Iscritti in anagrafe per nascita e la stima dell’ordine di nascita seguono ormai una procedura consolidata e gli interventi di correzione sono ridotti al minimo.

Storia

Le tavole di fecondità prodotte dall’Istat sono il risultato di un’attività pluriennale di ricostruzione della fecondità per generazione e ordine di nascita delle donne residenti nelle regioni italiane. Il progetto di ricerca, svolto inizialmente in collaborazione con il Dipartimento statistico dell’Università di Firenze, ha portato alla ricostruzione delle tavole di fecondità per gli anni di calendario dal 1952 al 1993 e per le coorti dal 1920 al 1963. A questo scopo sono state integrate le statistiche correnti con le informazioni conservate negli archivi storici dell’Istat e, ove necessario, sono stati effettuati procedimenti di stima e di riclassificazione. I principali risultati sono stati pubblicati nel volume: Istat, La fecondità nelle regioni italiane. Analisi per coorti. Anni 1952-1993. Roma: Istat. (Informazioni n. 35), 1997.

L’aggiornamento della base dati dal 1998 in poi, in seguito alla soppressione della rilevazione individuale delle nascite di fonte stato civile, ha richiesto il disegno di nuove strategie metodologiche.

Oggi, l’archivio delle tavole di fecondità viene costantemente aggiornato aggiungendo i dati dell’ultimo anno disponibile in seguito alla validazione dei dati derivanti dalla Rilevazione individuale degli iscritti in anagrafe per nascita (modello Istat P.4).

Infine, in seguito alla diffusione dei dati della ricostruzione della popolazione del decennio intercensuario (2002-2011), così come avvenuto in occasione di ogni ricostruzione intercensuaria, sono stati ricalcolati i vari tassi ponendo al denominatore le nuove popolazioni.

Prospettive

A fine 2014, è previsto il caricamento sul datawarehouse I.Stat [9] della versione aggiornata e rivista delle tavole di fecondità per gli anni 1952-2013. I dati saranno disponibili a livello regionale, ripartizionale e nazionale. La consultazione sarà possibile sia per anno di riferimento sia per coorte di nascita delle madri. Saranno disponibili sia indicatori per anno di nascita della madre (tassi di fecondità specifici) che indicatori sintetici (tassi di fecondità totale ed età medie). La distinzione per ordine di nascita sarà disponibile sia nella diffusione dei tassi specifici che degli indicatori sintetici.

Inoltre, per i dati dell’ultimo decennio, sarà anche possibile scorporare la fecondità delle donne straniere da quella totale offrendo la possibilità, da una parte, di monitorare e analizzare nel dettaglio i recenti andamenti del fenomeno depurati dal contributo delle donne straniere e, dall’altra, di apprezzare le caratteristiche che contraddistinguono proprio la componente straniera.

Classificazioni

Codici delle regioni [10]

Fonti complementari eventuali

La principale fonte da cui derivano i dati delle tavole di fecondità è la Rilevazione individuale degli iscritti in anagrafe per nascita (modello Istat P.4), attivata dall'Istat a partire il 1° gennaio 1999, che rileva una serie di informazioni sul nato (sesso, data di nascita, luogo di nascita e cittadinanza), sui genitori (età, coorte e cittadinanza) e sulla famiglia (numero di componenti e numero di componenti minorenni).

Riferimenti bibliografici

Istat, La fecondità nelle regioni italiane. Analisi per coorti. Anni 1952-1993. Roma: Istat (Informazioni n. 35), 1997.

Istat, La fecondità regionale nel 1994 nelle regioni italiane. Anno 1994. Roma: Istat. (Informazioni n. 66), 1998.

Istat, La fecondità regionale nel 1995 nelle regioni italiane. Anno 1995. Roma: Istat. (Informazioni n. 97), 1998.

Istat, La fecondità regionale nel 1996 nelle regioni italiane. Anno 1996. Roma: Istat. (Informazioni n. 11), 2000.


Scheda redatta da

Antonella Guarneri

guarneri@istat.it